Lasciamoci il passato alle spalle?

Il passato e la filosofia per vivere meglio

In Galleria, Milano acquarello di Daniela Lorusso, 2010

In Galleria a Milano, acquarello di Daniela Lorusso, 2010

Lasciamoci il passato alle spalle, quante volte abbiamo udito questa frase che è un suggerimento; d’altro canto ne è sempre arrivata una contraria: il passato va superato altrimenti blocca la nostra evoluzione. Allora cosa dobbiamo fare? Solo un po’ di chiarezza per comprendere che la contraddizione è solo apparente e dettata da una troppo veloce acquisizione dei concetti.

Come ho più volte sottolineato, il passato è un prezioso patrimonio di esperienze comuni, nel caso della nostra vita personale è un pozzo dove attingere per analizzare: questo è ciò che si dovrebbe fare. Facciamo un esempio. Ci siamo fidati delle promesse di qualcuno, magari un professionista che ci ha fatto intravedere un contratto favorevole di lavoro prospettandoci successo grazie alle sue particolari conoscenze e alla nostra grande bravura… insomma non ci siamo accorti che la persona in questione stava solo vendendo fumo. Si sa quanto i venditori di fumo siano incredibilmente abili, perché vendere fumo, al di là che non costa nulla ed è al netto di IVA, richiede una gran faccia di bronzo. Il nostro problema è non saper distinguere l’oro dal bronzo per cui diventa necessario studiare la situazione e in questo caso nulla più delle esperienze ci può venire in soccorso. Se ci lasciamo alle spalle tutto il brutto, anche le sconfitte, come facciamo a trarne giovamento? Ed è qui che si inserisce il secondo ragionamento: lasciarsi alle spalle il passato non deve significare dimenticarlo, ma usarlo per non fallire nuovamente nel giudizio. Se mi concentro su tutte le facce di bronzo che ho incontrato troverò un fattore comune e imparerò a riconoscerle dopo pochi minuti di osservazione e, al di là delle specifiche differenze soggettive, saprò subito chi ho dinnanzi e che mi conviene fuggire da un simile rapporto perché mi porterà solo sconfitte, delusioni e magari brutte figure. In questo caso noterete che non si tratta di fidarsi delle apparenze ma delle capacità discriminatorie nate da un’attenta analisi delle fregature che ho preso. Di conseguenza non avremo più il tormento di aver preso una fregatura perché da essa avremo appreso una competenza necessaria per non ricascarci più e a chi ci ci dirà “il passato va lasciato alle spalle”, sapremo cosa rispondere.

Infine: con noi il venditore, o la venditrice, di fumo non avrà più alcuna chance perché alle spalle abbiamo lasciato solo la delusione.

Maria Giovanna Farina

Mi hanno rubato le more

Ci sono situazioni della vita che possono davvero ferirci, una di queste è quando si prendono gioco di noi magari anche con false accuse. Di seguito il racconto iperbolico di un furto di “more” con destrezza, ognuno di noi può trovare attraverso la storia il rimedio per non farsi “ricattare” dal molto tossico sentimento di colpa.

Cranberry jam

Il racconto delle more

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– Ma siamo sicuri che non mi abbiano rubato la marmellata? – Me lo sono chiesta quando dal barattolo di confettura extra mancavano le more. Sì, perché la marmellata era di frutti di bosco e neanche con la lente di ingrandimento sono riuscita a trovare la più piccola traccia di more: solo lamponi, fragole selvatiche e mirtilli. Questo il problema serio di chi non riuscendo a pensare correttamente si trova a dover affrontare simili grandi enigmi che sanno far impallidire anche Agatha Christie. Possibile che non ho niente di meglio di cui occuparmi? Ma come ho fatto a cacciarmi in un simile tremendo guazzabuglio? È accaduto in un momento critico quando qualcuno, una manina lesta, mi ha rubato qualche decina di euro con destrezza. È lì il punto: come facevo a dirle che si trattava di un furto, non ho visto mentre si intrufolava nei meandri del mio grande borsone, non mi sono accorta, confusa da una serata troppo movimentata: eppure i soldi non ci sono più e siccome non hanno le ali qualcuno li avrà catturati… sono sicura sia stata la manina, ma come facevo a denunciare un simile misfatto in mezzo a tanti strenui difensori del politicamente corretto? La cattiva ero io che dovevo lasciare una “bustarella” cospicua ad un povero essere (il sesso non ve lo dico) indifeso e pieno di difficoltà…come no!
Purtroppo accade troppo di frequente che chi sbaglia non paga, o paga troppo poco, e chi subisce è quello sbagliato solo perché si sta lamentando di ciò che gli è stato sottratto ingiustamente e con dolo. In conclusione: Non possiamo permetterlo!

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

Se il ragazzo è effeminato è colpa della madre?

immagine tratta da Repubblica.it

immagine tratta da Repubblica.it

Il ruolo della madre è quello di crescere il bambino assicurando, cura, amore e rispecchiamento. Già Freud nei suoi studi sull’omosessualità sosteneva che la madre sarebbe causa dell’inversione, come la definiva, dovuta ad un rapporto non equilibrato con la figura paterna e un’eccessiva presenza nella vita emotiva del figlio. Lo psicoanalista viennese si accorse anni dopo che potrebbe esserci una componente non psicologica, smentì quindi le sue idee e soprattutto eliminò, anche se non in modo eclatante, la colpa che attribuì alla madre. Questo in due parole l’argomento della mia tesi di laurea che mirava a salvare la madre da ogni colpa: se il figlio maschio è omosessuale non è certo da imputare a lei. La sentenza del Tribunale dei minori di Padova, di cui conosco solo ciò che ho letto su Repubblica.it e quindi mi baso su queste informazioni, pescherebbe nelle acque di un passato psicoanalitico di oltre un secolo fa e darebbe credito ad un concetto del materno fuorviante. Si nasce omosessuali e l’effeminatezza non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale. Se il ragazzo fosse transgender? Anche qui non è certo perché vive a stretto contatto col femminile. Il ragazzo si trucca? Urge capire perché lo faccia. Il ragazzo ha subito abusi dal padre, non sarebbe questa la giusta area di indagine?

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/01/10/news/_troppo_effemminato_tredicenne_tolto_alla_madre_e_a_padova_scoppia_la_polemica-155728297/>

La musica è terapia per l’anima, Collana Pratica Filosofica

La foto di Renato Zero è di Roberto Passeri, le altre sono per gentile concessione dei cantanti

La foto di Renato Zero è di Roberto Passeri, le altre sono per gentile concessione dei cantanti

Collana Pratica Filosofica

Chi di voi non ha ascoltato la musica a manetta? Fino a stordirsi, fino a farsela rimbombare nella pancia? Credo tutti quando eravamo adolescenti, ma anche dopo. Da grandi quando desideriamo dimenticare una situazione spiacevole, evadere dalla routine e rifugiarci in un altrove immaginario o immaginato. Ci sono momenti in cui desideriamo piangere e anche lì la musica sa venirci in aiuto. Ho voluto raccontare, nella Collana di Pratica Filosofica, anche il mio percorso attraverso quattro musici perfetti, come li chiamerebbe Cartesio. Sono Renato Zero, Alberto Fortis, Mariella Nava e Cristiana Pegoraro che mi ha fatta crescere musicalmente.

La musica accompagna da sempre la nostra vita, partendo dal ritmato tamburo del cuore materno ci siamo cullati con le note percepite da lontano mentre eravamo nel tranquillo Eden del grembo; crescendo siamo passati dalla colonna sonora del primo bacio, alla marcia nuziale… Ma una musica importante per tutti noi è quella che ci appassionò durante i primi anni fino all’adolescenza. Quei suoni hanno forgiato la nostra capacità di ascolto. Nel libro desidero parlare di queste musiche e del loro valore facendo ricorso alle mie esperienze, ai miei cantanti preferiti e ai miei amici che insieme alla musica hanno saputo fare la differenza. Mi faccio accompagnare da Renato Cartesio, un filosofo che già nel ‘600 comprese l’importanza della musica per “muovere i moti dell’anima”.

Un tuffo nella musica con l’assistente Filo-Sofia sarà un buon rimedio per vivere meglio e godere attimi di assoluta felicità, ve lo garantisco!

Lungo la strada mi accompagnano gli amici, alcuni di vecchia data, altri di recente acquisizione, ma tutti con la musica nel cuore; con la loro penna hanno messo nero su bianco un’emozione, un pensiero, una suggestione nata dall’ascolto. Il mio fine ultimo è mostrare come l’arte dei suoni possa entrare in quell’ottica di Filosofia per vivere meglio di cui sono sostenitrice e fautrice da tanti anni. La musica può farci nascere, ri-nascere e crescere ogni giorno in un movimento avanti e indietro, liberi e senza regole precostituite: sul nostro percorso possiamo piano piano giungere al “cielo”, nel punto sublime di noi stessi. La musica può diventare scoperta di sé, se le spalanchiamo le porte.

Alla fine, ognuno di voi potrà confrontarsi e confrontare i miei musicisti con i propri.

Maria Giovanna Farina

Da zero alle stelle, viaggio nella musica con Renato Zero, Alberto Fortis, Mariella Nava, Cristiana Pegoraro e la filosofia. ed. Kkien Publishing International, collana Pratica Filosofica

In e-book e cartaceo su Amazon, per l’acquisto https://www.amazon.it/zero-alle-stelle-Filosofia-pratica-ebook/dp/B01MSXGEM2/ref=pd_rhf_se_p_img_2?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=Y7QX4DC98G6TB8WXEN3R

Triora Festival della letteratura II edizione

_GIU1994Il galà serale condotto da Maria Giovanna Farina, filosofa e scrittrice, ha visto una giornata all’insegna della letteratura con l’antico borgo riempirsi di autori e di lettori. A fine giornata il galà dedicato a Fabrizio De André ha messo in scena parole e musica con la partecipazione di Bruno Morchio, Gipo Anfosso con Daniela Bonanni, Alberto Pezzini, Giovanni Nickiforos, Il Fitti per divertirci e Eugenio Ripepi per le letture. E la straordinaria esecuzioni di Brani di De André ad opera dei Franziskani. Fotografo ufficiale Giuseppe Turati
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E le foto di Giuseppe Turati esposte al Festival

Acta Plantarum Alessandra Giulia LaBassi Alessandra Guglielmetti
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Triora Festival 2016

Sono previsti ospiti, letteratura e musica dal vivo per un tributo a Fabrizio De Andrè, noto in tutto il mondo

Si svolgerà il 14 agosto alle 21.15 il ‘Galà serale’ a Triora, in Valle Argentina, con la 2a edizione del Triora Festival. Maria Giovanna Farina, filosofa, consulente filosofico e scrittrice nell’ambito della manifestazione condurrà la serata dedicata a Fabrizio De André. Sono previsti ospiti, letteratura e musica dal vivo per un tributo ad un grande musicista ligure noto in tutto il mondo. La serata si aprirà con un intervista all’autrice, condotta da Alberto Pezzini, avvocato e giornalista, sul nuovo libro di Farina ‘Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni’ (ed. Leima).

Il Festival è ideato e organizzato da Angelo Giudici di Edizioni Atene.

Giuseppe Turati: fotografo ufficiale della manifestazione

Per il programma completo http://triorafestival.it/

fiore

“Le dee del miele”: una storia di donne inconsapevolmente eredi delle antiche Dee

C’era un tempo in cui Dio era Donna.

Anni che si declinano in epoche durante le quali Dee bellissime, misteriose ed enigmatiche erano tramite fra terra, mare e cielo.

Dee della Luna e del Sole.

Signore della saggezza, della profezia e della fertilità.

Amazzoni che cullavano in tempo di pace, Sibille intente a raccontare una fiaba, Regine dei nembi che dispensavano consigli.

Janas che tessevano sui telai della Storia, Parche che annodavano e non solo tagliavano, affinché il futuro fosse uno scialle da ricamare.

Sacerdotesse che, in templi investiti dal Sole o in anfratti celati dalle tenebre, erano riconosciute figlie mortali di esseri divini e, al contempo, ventri, quando l’Eterno sedeva alle loro mense e giaceva nei loro letti, rendendole madri benedette.

Vergini e Madri, sacre per il solo fatto di essere femmine, tramite fra il finito e l’infinito, fral’ieri e l’oggi, fra la vita e la morte.

Ci fu, poi, un’epoca in cui le donne erano Streghe.

Iniziò in modo subdolo, come un abbraccio che si traduce in un graffio, e si allargò come macchia purpurea, per poi palesarsi come olio di sangue che rianimava il fuoco delle pire o grondava, copioso, dalle mani dei giudici e degli assassini.

Le Streghe, infatti, erano le donne che turbavano i sogni degli uomini i quali temevano il proprio peccato, che lo sentivano, la notte, contorcersi diabolico nei propri corpi che mai daranno vita, ma possono avere il potere sulla morte.

Ho voluto raccontare la storia della mia famiglia, di quattro donne inconsapevolmente dee, che nutrivano di se stesse e di miele, ossia del cibo per eccellenza citato dai libri sacri, destinato ai popoli eletti, poiché capace, in ogni stagione dell’anno e del Tempo, di stemperare l’odio nell’amore e la tristezza nella serenità, donando il dolce senza annullare il retrogusto amaro dell’esperienza”.

Cit. da “Le dee del miele” Fenu

Le dee del miele”, edito con Milena Edizioni nel 2016, è una saga familiare, ispirata alla realtà, che si snoda nel corso di tutto il Novecento, in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove vivi, spiriti, fate e demoni convivono sotto la luce femminea della Luna e dove spetta al mondo muliebre vegliare sulla vita e sulla morte.

Vi fu un tempo e un luogo in cui essere donne non era condanna all’inferiorità e alla reclusione e gli uomini non rapivano prede di guerra e sul loro corpo stabilivano alleanze; vi fu un tempo e un luogo in cui essere donne conferiva un sacro potere. E di quel non-tempo e di quel non-luogo mitico, noi, figlie della progenitrice, siamo eredi.

Quattro sono le donne protagoniste del romanzo: Caterina e Lisetta, fanciulle che diverranno consuocere; Marianna, figlia adottiva di Lisetta; Eva, figlia di Marianna.

Creature diverse fra loro, per ceto sociale e vissuto, ma legate dai fili del destino fino a divenire parte l’una dell’altra, tramite un cordone ombelicale di sangue, luna, farina, miele, mistero, esoterismo e agnizioni.

Eva, l’ultima nata, intenta a riannodare il filo rosso di mestruazioni, parti e aborti delle sue antenate fino a scoprire il vero segreto del “dono” di famiglia, ossia “quello di andare oltre le cose e nelle cose, per vedere ciò che si ha bisogno o volontà di vedere, per colmare il vuoto delle assenze, per essere capaci di creare e muoversi verso l’infinito”.

Una storia, dunque, di Donne, nelle quali ogni aspetto della femminilità trova corrispondenza.

Donne Madri, nell’accezione più completa e totale del termine, forti come Dee, capaci di rinascere dopo infinite eclissi.

Donne Mamme, lune piene, dolci come miele.

Dee del miele.

Emma Fenu, “Le dee del miele”, Milena Edizioni 2016.


sito web: http://emmafenu.wix.com/ledeedelmiele

Chi è Emma Fenu

Emma Fenu, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Ogni cinque anni, per esigenze lavorative, cambia nazione o continente.

Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.

Scrive per lavoro e per passione.Si occupa da anni di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia; recensisce libri e intervista scrittori per vari siti web; presiede un blog, “Cultura al femminile”, tiene corsi di scrittura creativa e insegna lingua Italiana agli stranieri.

Ha precedentemente pubblicato il saggio “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena” e il romanzo – inchiesta “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”. “Le dee del miele” è il suo ultimo libro.

emmafenu.wix.com/ilcastellodei-libri

emmafenu.wix.com/vitedimadri

Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni

Con Monica Stefinlongo e Francesco Alberoni a Radio Lombardia

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23 giugno 2016 ore 18 la Feltrinelli di via Manzoni a Milano Maria Giovanna Farina presenta il suo nuovo libro

copertina (2)Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni (Leima) Ritratto di un ottimista realizzato con le parole con Francesco Alberoni

Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni (Leima)

Alternando al classico “botta e risposta” di stampo giornalistico le proprie riflessioni personali, Maria Giovanna Farina ci offre un ritratto particolarissimo e fuori dalle righe di Francesco Alberoni. Partendo da argomenti cari al sociologo – l’amore, i rapporti sociali, i valori della vita – questa speciale “chiacchierata” oscilla tra il formale e l’informale, tra il pubblico e il privato, tra la cultura e la semplicità, con la leggerezza e l’ironia che da sempre hanno caratterizzato lo stile di Alberoni. Per suggerirci una visione positiva dell’uomo e della vita, proponendo l’ottimismo come obiettivo da perseguire ogni giorno per migliorare la nostra esistenza.