AUTOBIOGRAFIA DI UNA CADUTA

pantaloni2

Camminare e pensare può risultare fatale… non ho visto un ostacolo e sono caduta ammaccandomi un ginocchio: dopo qualche ora un vistoso livido blu fa da contorno ad una bella sbucciatura. Un male tremendo mi fa venire le lacrime agli occhi, ma la mia rabbia esplode quando mi rendo conto dello squarcio nei pantaloni. Si sono aperti lungo la larghezza del ginocchio, uno squarcio impietoso. Come sono arrabbiata! I miei calzoni preferiti, un po’ vecchi ma confezionati come se fossero stati realizzati appositamente per me si sono rovinati irrimediabilmente. Tutte le donne hanno qualche capo a cui sono affezionate ed io non faccio eccezione…ma ora mi devo curare la ferita. Passano i giorni e i pantaloni lavati sono lì nel cesto della biancheria da stirare, ci restano per un mese.

CONTINUA SU http://www.verbumlandia.com/2014/01/autobiografia-di-una-caduta-non-tutti-mali-vengono-per-nuocere-maria-giovanna-farina-consulente-filosofica.html

Quando i sensi di colpa distruggono la considerazione di sé

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: come non cadere nella trappola dei sensi di colpa

Il Purgatorio, luogo intermedio e di passaggio tra i due “regni del non ritorno”: come si inserisce nella nostra vita al di là del significato religioso? Quando siamo in una situazione di sofferenza interiore perché ci è accaduto qualcosa di molto spiacevole e questa situazione sembra durare troppo siamo portati a dire: “Perché è toccata a me, cosa ho fatto di male per meritarmela?” Se analizziamo questa domanda, ci rendiamo conto che accanto al male che ci assale c’è spesso l’idea che potremmo aver fatto qualcosa per meritarlo, che è la punizione per ciò che abbiamo commesso. Questa idea affonda le radici nella notte dei tempi quando il genere umano cercava di ingraziarsi il favore degli dei per paura degli eventi pericolosi come terremoti e alluvioni di cui non sapeva darsi una spiegazione. Il purgatorio è una sofferenza temporanea in attesa del ritorno ad una condizione di vita serena, ma il guaio è che in certi casi diventa permanente e lo stato di prostrazione che ne deriva amareggia la nostra vita. Pensiamo al caso di quando viviamo come non ci piace e non riusciamo a far nulla per uscirne: è questa una tipica situazione in cui anche a causa dell’educazione ricevuta “facciamo a pugni” con i nostri desideri! Vi faccio l’esempio, estremo e purtroppo diffuso, di quando una donna subisce violenza tra le mura domestiche e non fa nulla per denunciare le percosse che la umiliano. A volte la vittima nel suo tormentato disagio esistenziale arriva alla convinzione di essere colpevole e di conseguenza di meritarsi le botte del marito violento fino a convincersi che: “Ecco, se stavo zitta non si arrabbiava…” Il primo piccolo ma fondamentale passo per uscire da questa prigione è attaccarsi con forza all’idea che noi umani per sfidarci abbiamo le parole, mentre ogni violenza non è giustificabile. Mai. Il secondo passo è cercare in noi una parte anche piccola da amare, aggrapparsi a questa ci aiuta a far ri-crescere la considerazione di sé andata perduta nelle sottomissioni in cui abbiamo vissuto per un brutto periodo. In casi meno gravi, lo stesso meccanismo, per cui dobbiamo cercare di non caderci, scatta quando un membro della coppia colloca l’altro in perenne condizione di colpa: “A causa tua ho perso un affare d’oro…”. Sentirsi in colpa conduce al bisogno interiore di espiare e quindi: purgatorio.

Maria Giovanna Farina © Riproduzione vietata

Filosofia per vivere meglio: non farti bloccare da inutili pudori

free-hugs

Gli inutili pudori sono tutti quei comportamenti che rendono più complicate le nostre relazioni con gli altri. Ciò succede quando ad esempio evitiamo di dire o dare qualcosa a qualcuno perché abbiamo paura che la nostra proposta non sia gradita. Magari senza saperlo quella persona non vede l’ora di ricevere la stessa cosa, ma non osa chiedere perché a sua volta…

Ciò può accadere con un’amica o un amico, con un uomo o una donna quando magari ci facciamo problemi ad invitarlo/a in qualche luogo e senza saperlo dall’altra parte c’è un gran desiderio di ricevere l’invito: quest’ultimo è il caso più comune di ciò che intendo per inutile pudore. L’inutile pudore non si riferisce solo alla sfera sessuale, ma si estende all’intera gamma di relazioni che intrecciamo durante la vita.

Come fare per tentare di superare questo nostro limite?

  • Per prima cosa mettiamoci nei panni altrui e chiediamoci cosa penseremmo se ci trovassimo ad avere a che fare con questo tipo di comportamento;
  • Poi lavoriamo sul concetto di pudore e teniamo presente il suo valore positivo, cerchiamo cioè di usare il pudore nel non violare l’intimità altrui: magari telefoniamo ad un nostro amico all’ora di cena e poi ci facciamo scrupoli ad invitarlo ad uscire con noi perché forse, chissà, avrà altro da fare…
  • Ricordiamo che ogni proposta (invito o dono) se fatta con la finalità di arricchire l’altro è sempre un atto d’amore e se l’altro non dovesse capirla non è un nostro problema;
  • Riflettiamo sul fatto che ogni inutile pudore, se naturalmente non viola la libertà ed intimità dell’altro, frena la nostra evoluzione nel reprimere uno slancio verso chi ci circonda.

L’uomo non può vivere allontanandosi dall’incontro, un modo per non isolarsi è proprio questo non lasciarsi limitare dagli inutili pudori causati, in ultima analisi, dalla paura di ricevere un rifiuto. Tutto cambia se questo temibile rifiuto noi impariamo a viverlo come un limite del nostro interlocutore, un limite che impedisce a lui di conoscerci di più.

Maria Giovanna Farina © Riproduzione vietata

FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: IMPARIAMO A DIRE “NO”

A volte non si è in grado di auto-proteggersi e si finisce schiacciati da un’eccessiva accondiscendenza. Dire no assume un aspetto molto importante quando si tratta di difendere i propri diritti.

Il filosofo Hegel sosteneva che il no è la grande leva del divenire, la negazione è miglioramento, progresso: il pensiero migliora quando nega la sua forma precedente senza distruggerla, al contrario la conserva per arrivare ad una forma superiore. La filosofia è un unico processo di negazione. Quindi solo dicendo no miglioriamo come persone. Facciamo un esempio tratto dalla nostra vita quotidiana. Molte persone provano un senso di disagio quando entrano in banca, si sentono intimorite dall’ambiente e dal ruolo di impiegati, funzionari e direttori. E senza rendersene conto si pongono nella posizione del più debole che deve obbedire al più forte. Se però si riuscisse ad osservare questa condizione per quella che veramente è, con lo sguardo libero da preconcetti, ci si renderebbe conto come le stesse persone che mettono soggezione sono solo dipendenti a cui si è affidato il compito di occuparsi di denari altrui. In qualsiasi momento si possono tranquillamente lasciare e decidere di affidare i soldi in altre mani. E allora chi è il più forte? Il padrone dei soldi.

Con questo nuovo modo di vedere la situazione non si accetterà più di fare lunghe code, non si sopporteranno più errori, sviste, oneri aggiunti arbitrariamente senza osare un cenno di ribellione. Dicendo un deciso no a questi soprusi, si avrà l’opportunità di crescere come individui.

Confrontando il precedente comportamento con quello suggerito avremo la possibilità di un proficuo confronto senza rinnegare nulla: essere filosofi significa anche negare la nostra posizione precedente per assumerne una più evoluta. Mantenendo vivo il ricordo di come eravamo senza dimenticare le precedenti difficoltà, saremo in grado di osservare la nostra evoluzione.

(Per imparare a dire no: il mio libro “Ho messo le ali”, ora anche in e-book su Amazon e sui tutti i siti di vendita on-line

http://www.amazon.com/messo-Filosofia-pratica-Italian-Edition-ebook/dp/B00PD71GEE

http://www.inmondadori.it/Ho-messo-le-ali-Maria-Giovanna-Farina/eai978889847391/

 

COME REALIZZARE I PROPRI PROGETTI IN 5 MOSSE

 

I piccoli e i grandi progetti dell’esistenza hanno bisogno di una buona elaborazione per essere realizzati.

download

Teniamo conto che progettare è l’attività peculiare dell’essere umano, è un’attività che sviluppa l’intelligenza e testimonia il nostro desiderio di vivere. A volte le idee ci frullano disordinatamente nella mente creandoci uno stato d’ansia e di insoddisfazione difficilmente gestibile perché non sappiamo se riusciremo mai a realizzarle. Quale strada percorrere per raggiungere l’obbiettivo, eliminare il disagio e avvicinarci alla felicità?

È necessario partire da progetti piccoli e di facile realizzazione come ad esempio assecondare il nostro desidero di dare un nuovo ordine al contenuto degli armadietti della cucina.

  • Se voglio un nuovo ordine vuol dire che quello attuale non mi soddisfa, perciò le idee nuovele scriverò su un quaderno;
  • Successivamente tra le idee che andrò ad appuntarmi farò delle scelte: quali tenere e quale cestinare;
  • Quando avrò deciso il nuovo ordine sarà il momento per iniziare i lavori;
  • Prima di svuotare gli armadietti devo trovare un piano d’appoggio provvisorio che non ostacoli i movimenti in casa;
  • Ora potrò realizzare il mio progetto sicura della buona riuscita.

Questo procedimento applicato ad una situazione molto semplice e non di difficile realizzazione ci dà il metodo, poi possiamo applicarlo a tutti i progetti della nostra vita anche i più ambiziosi.

Se ad un certo punto dovesse intervenire nel nostro lavoro un atto creativo, quello non è soggetto a regole e lasciamo pure che si esprima. Lasciamolo venire alla luce così la felicità sarà completa!