FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: CHE COS’È LA LIBERTÀ

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: cosa significa essere liberi

libertà

Cos’è la libertà? Già gli Stoici nel III secolo a.C. ritenevano la libertà una scelta del soggetto, per cui solo il sapiente è libero perché vive secondo natura conformandosi al destino. Ciò significa che sono libera se conosco le cose: il conoscere evita le sorprese e di conseguenza il comportamento diventa libero da falsi pregiudizi. C’è uno stretto legame tra libertà e volontà, ad esempio non è punibile chi commette il male contro la propria volontà: non possiamo condannare chi fa una cattiva azione perché costretto. Per Socrate l’uomo commette il male per ignoranza – quando cioè non conosce la via del bene. Il libero arbitrio prevede invece un uomo che conosce e può scegliere. Rimanendo in tema, desidero fare un esempio riferendomi a San Francesco d’Assisi la cui storia ci è nota. Nel famoso film di Zeffirelli “Fratello sole e Sorella luna”, viene messa in risalto la scena di quando Francesco si spoglia, letteralmente, degli abiti e si dà alla povertà. Al di là del contenuto religioso, questo spogliarsi ha una forte valenza simbolica ed è un liberarsi di tutto quel bagaglio di stereotipi dei quali il giovane era vittima. Francesco per liberare quel se stesso prigioniero ha dovuto compiere un atto estremo che lo ha reso veramente libero. Questa storia insegna anche che è necessario combattere ogni giorno per la libertà, per conquistarne un pezzettino alla volta, evitando di giungere a pericolosi atti estremi.

Maria Giovanna Farina © Riproduzione riservata

FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: FA BENE SOGNARE AD OCCHI APERTI?

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: salviamo le nostre “fughe”

Tutti abbiamo una vita “parallela”?

Certo è che ci sarà capitato di immaginarci situazioni nuove: semplici, complesse, avventurose o addirittura al limite della realtà. Immaginarci di intraprendere il viaggio dei nostri sogni dall’altra parte del mondo o vincere la lotteria oppure ancora amare la donna o l’uomo dei sogni: ecco, proprio di sogni ad occhi aperti stiamo parlando. In generale si tende a credere che la fuga nel sogno lontano dalla quotidianità sia un modo per non affrontare la vita ma questo è solo un aspetto del fenomeno: certamente chi si crea una vita immaginaria un po’ fugge per trovare consolazione, ma non si tratta solo di questo. Il fisico-matematico e filosofo Ernst Mach parlava di “esperimento mentale”, un procedimento utile per testare le nostre ipotesi nella risoluzione del problemi. Se ad esempio voglio andare a fare una gita posso immaginare mentalmente il percorso, le vivande da portare, a come vestirmi, ecc. Non è questo un modo per sperimentare e quindi immaginare prima di passare all’azione? Lo possiamo fare anche con un nuovo amore: immaginando come sarebbe amare quella determinata persona, come si comporterebbe in certe situazioni… possiamo già farci un’idea se è il nostro tipo. Se sarà così, saremo più pronti una volta passati all’azione. Tutto ciò può apparire molto diverso rispetto a quando facciamo fughe dalla realtà per immaginarci chissà cosa o per non affrontare una situazione; invece è la stessa cosa, cambia solo il contenuto del pensiero.

Dobbiamo salvaguardare il sogno e il nostro mondo parallelo sfruttandolo da più e diversi punti di vista perché è una risorsa molto utile all’equilibrio della nostra anima. Senza però esagerare e trascorrerci l’intera vita!

© Riproduzione riservata

FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: TRE MOSSE PER SUPERARE LA TIMIDEZZA

Sì può superare la timidezza? ecco i primi passi per iniziare il percorso.

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: la timidezza si può vincere

La parola timidezza deriva dal verbo latino timère, ha a che fare perciò con la paura e il timore. Chi è timido si sente bloccato nei rapporti con gli altri e lo dimostra anche con reazioni fisiche: può diventare rosso in volto, e poi sempre più rosso per la vergogna di essere notato, può balbettare o avere una eccessiva sudorazione delle mani… Il timido è sostanzialmente un insicuro che ha poca fiducia nelle proprie risorse, perciò si crea tante difficoltà quando deve affrontare qualcuno, soprattutto se è coetaneo e dell’altro sesso dove la possibilità di essere fraintesi gioca un ruolo decisivo: ciò lo conduce spesso a comportamenti asociali che rendono un’immagine di sé falsata. Un timido può essere esitante nello stringerti la mano, non ti guarda negli occhi quando ti parla, giunge persino a non salutarti se ti incontra per strada. A volte, per reazione, usa un linguaggio scurrile per mascherare la propria timidezza, l’altro però lo interpreta come arrogante e maleducato. Ciò spinge maggiormente il timido in quel atteggiamento di difesa che ho descritto e l’altro a convincersi di aver a che fare con una persona indisponente.

Quando la timidezza è eccessiva, si crea una vera e propria barriera tra noi e l’altro. Il punto centrale della timidezza è scoprire e valorizzare le proprie capacità e competenze per acquisire quella fiducia in noi stessi che ci permetterà di superare lo scoglio. Con quali strategie iniziare? Se siamo timidi con l’altro sesso, cerchiamo di socializzare con qualcuno o qualcuna che non ci piace, ciò aiuta ad entrare nella situazione. Se il nostro timore è parlare davanti ad una platea, iniziamo con l’assemblea condominiale o ad una festa di compleanno.

Il timore si vice sostanzialmente in tre modi:

  1. Affrontiamo prove alla nostra portata: prima di scalare il monte Bianco, ci sono montagne meno impegnative;
  2. Convinciamoci che chi incute timore spesso ci fa paura perché lo sopravvalutiamo;
  3. Cerchiamo di colmare la nostre lacune conoscitive, questa è la strategia fondamentale che dà risultati certi.

Maria Giovanna Farina               © Riproduzione vietata

FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA!

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: come sconfiggere la tristezza

Le situazioni che ci provocano un senso di tristezza, e quindi ci allontanano dalla felicità, sono svariate. Ora non andremo a toccare le vere forme di depressione che richiedono ben altro, ma rivolgeremo la nostra attenzione su un aspetto che in certe giornate primaverili. o invernali anomale, e soprattutto autunnali dà un senso di malinconia a molte persone: la pioggia.

Perché le giornate piovose provocano tanto malumore? Il sole rappresenta la vita, al contrario le tenebre rimandano alla morte. Il tempo nuvoloso è una sorta di anticamera ed è per questo che proviamo tristezza ed invochiamo il ritorno del sole. Quali suggerimenti possiamo tenere presente per guardare le cose da altri punti di vista?

Per prima cosa che la pioggia è indispensabile alla vita e un sole sempre splendente provocherebbe la morte. Sì, ma io sono triste, continuerebbe a dirmi chi vive questi sentimenti. Cosa rispondere? Sei triste perché vedi la tua tristezza solo dal tuo ristretto punto di vista. Una visione allargata ti potrebbe far cogliere la necessità della pioggia che ad esempio aiuta a far crescere quei fiori o quelle pesche che tanto ti piacciono. Le tristezze gestibili dobbiamo elaborarle in questo modo per esorcizzarle. Questo è il procedimento che la filosofia sa offrirci per aiutarci a vivere meglio, ricordando le tante conoscenze già dentro di noi che spesso scordiamo di possedere. Rammentandocene possiamo superare con più facilità quei piccoli ma fastidiosi stati d’animo e avviarci a vivere con più serenità eventi fastidiosi come la pioggia.

Se dopo questo discorso siete ancora tristi per la pioggia, beh allora non vi resta che aspettare di nuovo il sole: fortunatamente per molti secoli splenderà ancora!

Nel frattempo…