FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: LO SCHERZO COME VERITÀ

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: quando lo scherzo fa bene

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da jndyois.com

Il primo aprile come tutti sappiamo è il giorno per convenzione dedicato allo scherzo, il famoso pesce d’aprile. Ad uno scherzo più o meno intelligente, più o meno divertente, più o meno accettabile. Quando lo scherzo possiede le sue doti migliori e risulta divertire chi lo fa e chi lo riceve, allora è un utile promotore di movimento e buona interazione sociale.

Divertirsi vuol dire spostare l’attenzione altrove, in un luogo di evasione per alleggerire la pesantezza quotidiana, ecco che allora lo scherzo non può essere un divertimento a senso unico, provocare cioè la gioia di una persona ed il dolore ad un’altra come ad esempio fare uno sgambetto o raccontare che tuo marito ti tradisce.

Prendiamo in considerazione lo scherzo che si avvicina al campo d’azione dell’ironia, quella capacità tutta di Socrate di affrontare un argomento importante creando il giusto distacco un po’ scherzoso che sa mettere a proprio agio l’interlocutore, così da condurlo ad affrontare il problema senza alcun timore e con la giusta leggerezza. Affronto la filosofia pur senza banalizzarla con quella semplicità che la allontana dal difficile linguaggio in cui la trattiene l’ufficialità per renderla pratica e utile a tutti.

Lo stesso stile ritengo sia utile per affrontare le persone, quando serve l’ironia per creare quel giusto movimento nei pensieri. Potrei raccontarne uno scherzetto, ma lo farò all’occasione propizia… Il suggerimento di oggi è quello di inserire lo scherzo, quello buono che non fa male, nella vita quotidiana perché è un esercizio per l’intelligenza ed uno strumento per riuscire a dire cose difficili da dirsi: è più semplice, ad esempio, canzonare qualcuno che ci è antipatico che dichiararglielo apertamente.

FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: SÌ, VIAGGIARE!

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: il viaggio ti aiuta ad incontrare

Viaggiare, un’esperienza tra le più desiderate dall’essere umano. Per conoscere nuovi luoghi e altre persone, per sentirsi parte di questo mondo e, perché no, per divertirsi e a volte vincere nuove sfide quando il viaggio si fa avventura. Ma esiste anche il viaggio interiorealla ricerca di quel se stessi dimenticato nella cantina del nostro passato: ricordate la canzone di Lucio Battisti “Sì viaggiare”? Credo non si riferisse ad un viaggio con un’auto con problemi al motore quando dice:

Sì viaggiare 

evitando le buche più dure, senza per questo cadere nelle tue paure…

rallentare per poi accelerare

con un ritmo fluente di vita nel cuore

gentilmente senza strappi al motore…

Qui c’è un bel suggerimento per vivere meglio, è un po’ come dire: fai le tue esperienze, evita di metterti in guai troppo grossi, scendi e risali… goditi la vita avendo cura di non sconquassarti troppo! È un po’ ciò che dovremmo fare tutti.

Allo stesso tempo durante un viaggio in auto nella propria solitudine si pensa ed è in questi casi che il viaggio diventa spostamento verso una località, ma è anche un entrare nel viaggio interiore. In treno, un mezzo più sociale, il viaggio può diventare incontro se ci apriamo ai nostri compagni viaggiatori e allora le esperienze si moltiplicano: andiamo al mare, dentro di noi e fuori di noi in un’esperienza tra le più proficue.

Possiamo concludere con il suggerimento di non scordare mai la grande opportunità del viaggio come incontro con noi stessi e con gli altri: nel prossimo viaggio alziamo un po’ gli occhi dal libro che stiamo leggendo e spostiamo le orecchie dall’auricolare!

 

FILOSOFIA PER VIVERE MEGLIO: ASCOLTA IL TUO SESTO SENSO

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: la prima impressione è sempre la migliore?

 La prima impressione è sempre la migliore? Sì, la prima impressione è quasi sempre la migliore, quella che difficilmente tradisce. Con questa affermazione mettiamo apparentemente in discussione il pensiero del filosofo Cartesio sostenitore del non accettare nulla per scontato, soprattutto se viene dai sensi. In realtà non mettiamo in discussione proprio nulla, le impressioni non sono causate dall’uso dei sensi ma da qualcosa che va oltre, qualcosa che ogni essere possiede a prescindere dai cinque sensi e che viene comunemente definito come “sesto senso”. Sicuramente ciò è poco scientifico e, da un punto di vista filosofico, discutibile, ma il filosofo deve andare sempre oltre senza mai fermarsi alle sole certezze: se esiste un qualcosa in grado di farci evitare pericoli e amare sorprese è suo compito prenderlo in considerazione ed indagarlo. Quante volte ci è capitato di andare contro questo sesto senso che a seconda dell’occasione può essere chiamato presentimento, sensazione o intuito, e vederci sconfitti da una realtà a cui non volevamo credere? Penso che ad ognuno sia capitato, e non solo una volta, l’esperienza di farsi piacere un uomo o una donna, di fare o non fare una determinata scelta e poi pentirsene. Con ciò non voglio dire che dobbiamo agire sempre seguendo le sensazioni o ascoltando la voce del cuore, ma se certi segnali ci raggiungono significa che la nostra mente è in grado di recepire informazioni da non sottovalutare: probabilmente ci arrivano da quella parte del cervello di cui non conosciamo ancora le potenzialità. Tutto ciò che agisce in funzione della persona agisce in nome dell’istinto di conservazione e per la buona esistenza dell’individuo, non dimentichiamolo mai.

Impariamo a fidarci con ragionevolezza del nostro sesto senso.

LA MATURITÀ TI FA BELLA

Quanti anni hai? Alle donne non si chiede l’età!

Perché? Mi sono sempre chiesta, poi crescendo ho capito che dà fastidio dichiarare le proprie primavere: se ne dimostri meno tutto va liscio, ma se te ne danno qualcuna in più allora non lo sopporti. L’inciampo affonda le radici nel rapporto con l’altro sesso: l’uomo. Per lui, si sa, i primi capelli bianchi sono sinonimo di fascino, per le donne sono solamente la vecchiaia incombente. Per lui un po’ di pancia significa dare sicurezza alle giovani, per le donne si tratta solo di sovrappeso. Potremmo fare un lungo elenco.

Ma ci siamo mai chieste chi ha inventato queste bazzecole? Non c’è bisogno di rispondere: lo sappiamo benissimo. Allo stesso tempo, chi ha consentito a questa “leggenda” di farsi verità? Ledonne, con un atteggiamento tra il sornione e il civettuolo, hanno per secoli sorriso e nascosto la loro età. Basta, ora cerchiamo di smantellare lo stereotipo ricorrendo all’intelligenza! In un epoca in cui si diventa mamme anche oltre l’età limite e ci si trova il compagno più giovane, sarebbe anche il momento di dire al mondo la nostra età, è un passo significativo verso la parità. Come si può far ancora vivere questa manfrina!

Inizio io: ho 52 anni e tu? Vogliamo fare una catena di solidarietà femminile? Anche ai maschi capita di dimostrare più anni di quelli anagrafici eppure loro se lo possono permettere, così si vuol far credere. Gli uomini che leggeranno questo articolo non si sentano attaccati da un neo femminismo filosofico, ma prendano coscienza che siamo alla pari anche in rapporto al tempo che passa. E poi il tempo non esiste, è una convenzione umana per darsi degli appuntamenti… non sono “impazzita”, credo sia solo giunto il momento di dare un taglio netto a certe idee che si ripercuotono contro l’evoluzione umana di cui la donna è una parte importante. E allora è giunto il momento di un bel coming-out anagrafico per tutte: coraggio, diamo il buon esempio alle giovanissime!