Cocktail dell’Amicizia

L’esclusivo cocktail dell’Amicizia ideato da Maria Giovanna Farina e realizzato da Stefano e Ampelio del locale BOX & CO contrada del Carmine Brescia a cui porgiamo un grande ringraziamento. Un grazie particolare alla consulenza tecnica di Tiziano Gatti.

Ecco le immagini, per assaggiarlo, conoscere il significato dei suoi ingredienti e parlare di filosofia pratica, seguiteci a partire da Cinisello Balsamo (Mi) Osteria del Barbagianni il 2 luglio ore 19…sempre con FILOSOFIA!

Evento organizzato dalla Libreria Gulliver di Cinisello B. (Mi)

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Gli effetti corroboranti dell'Amicizia

Gli effetti corroboranti dell’Amicizia

Chi fa da sé…

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: Chi fa da sé…

pollicino

Chissà quante gite abbiamo fatto e faremo nel bosco! Magari anche solo per goderci la sua fresca ombra durante il caldo torrido. Pensiamo a come questo sia un ambiente particolare: tutto cresce senza controllo e senza un ordine preciso, è un luogo che rappresenta bene una società non regolarizzata da leggi umane e dove tutto coesiste senza che nulla venga sprecato. Ma ci sono anche insidie da affrontare. È nel bosco che si svolgono tante fiabe come quella di Pollicino, una tra le più educative col suo insegnare a cavarsela da soli. Il piccolo viene abbandonato nel bosco con i suoi fratelli dai genitori troppo poveri per poterlo mantenere, ma lui non si perde d’animo anzi si ingegna e trova una strategia: quella dei sassolini abbandonati lungo la strada per segnare il percorso e poi ritrovare la strada di casa. La scena si ripete il giorno seguente, ma Pollicino non trovando più sassolini è costretto ad usare le briciole di pane, questa idea però fallisce perché gli uccellini mangiano le briciole, ma lui non si arrende…e la storia ha un lieto fine. La fiaba insegna che non si può aspettare sempre l’intervento/aiuto di qualcuno, come accade in altre favole: pensiamo a Biancaneve salvata dal principe o a Cappuccetto Rosso salvata del cacciatore; come accadeva nella tragedia greca, quando la situazione si complicava troppo c’era l’intervento di un’entità in grado di risolvere tutto. Meglio allora imparare fin da piccoli a contare il più possibile sulle proprie forze senza aspettare la soluzione piovuta del cielo. Un simile insegnamento fa crescere con abilità e scaltrezza, doti indispensabili per vivere in un mondo che è sempre più governato dalla legge del più forte, un mondo dove chi non è adatto sopravvive sempre più a stento. La storia di Pollicino nella sua crudezza insegna anche a diffidare degli adulti perché non sempre possono o sono in grado di mantenere le promesse, e in certi casi non difendono i piccoli dall’orco “mangiatore di bambini”. Direi che questa fiaba è uno straordinario spaccato della vita-bosco e insegna, fin da piccoli, a difendersi imparando ad individuare i pericoli.

 Maria Giovanna Farina www.mariagiovannafarina.it
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La civiltà dell’usa e getta

L’efferata strage della famiglia di Motta Visconti nel milanese mi ha fatto riflettere intensamente.

La civiltà dell’usa e getta.
in foto: Comunicazione antica di Gina Di Dato

Uno sterminio che lascia attoniti, tanti esperti, e non, hanno detto la loro. Ho udito numerosi commenti, persino un rispolvero un po’ troppo tirato per le orecchie del buon caro vecchio Freud: “La voleva lasciare e per questo si sentiva in colpa, di conseguenza per trovare un motivo ancor più grave per essere punito ha ucciso la moglie e i figli…”. Prima di tirare in ballo la psicoanalisi non sarebbe opportuno conoscerla meglio? L’omicida ha confessato per filo e per segno il suo crimine adducendo le motivazioni che tutti conosciamo. Voleva essere libero di amare un’altra, che mai ha accettato le sue avance, per liberarsi dalla gabbia familiare non ha scelto il divorzio bensì il pluriomicidio. Non mi voglio addentrare in congetture sullo stato mentale del soggetto in questione, ma analizzare il suo comportamento dal punto di vista filosofico-simbolico e un po’ sociologico. L’uomo voleva cambiare donna, si sentiva con le mani legate e allora quando una cosa non piace più la si butta nella pattumiera. Oggi si fa così con tutto. Si inizia da piccoli con i giocattoli, si prosegue da giovani con il cellulare che deve essere sempre dell’ultimo modello, si impara infine con le persone. Quante volte diciamo: quello o quella mi ha usato/a! Ha preso da noi quello che serviva e poi con un gesto deciso: via! Il marito e padre di Motta Visconti ha fatto lo stesso gesto, portando alle estreme conseguenze la civiltà dell’usa e getta, si è liberato di una famiglia. Non lo sto giustificando, tutt’altro, spero anzi che non lo dichiarino troppo frettolosamente infermo di mente. Cosa fare per uscire da quest’ottica terribile e dissacrante dell’usa e getta? Forse far sdraiare la nostra società sul lettino di Freud? Magari l’umanità dovrebbe con più impegno frequentare l’agorà di Socrate.

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La violenza è: violazione dei diritti umani

Le mani della non violenza, ph Gina Di Dato

Le mani della non violenza, ph Gina Di Dato

La violenza sulla donna è un tema scottante e purtroppo maledettamente attuale in tutto il mondo. Ci giungono con troppa angosciante frequenza casi terribili di stupro collettivo e non solo in territori di guerra ma anche in luoghi del pianeta dove ci si aspetterebbe maggiore tutela. Pensiamo all’India e alle ultime notizie di una ventiduenne violentata dal branco, costretta a bere l’acido e strangolata a morte: non parliamo per favore di violenza bestiale, gli animali non arrivano ad una simile crudeltà. Quando penso all’India, immagino una nazione che è stata influenzata dal grande pacifista Gandhi e mi chiedo come sia possibile che un simile passaggio non abbia estirpato il maschilismo più brutale. Se da un lato l’India è diventata uno dei maggiori paesi emergenti, dall’altro non ha eliminato le caste e la loro rigida suddivisione tra i vari ceti sociali: in taluni villaggi le persone non sono neppure consapevoli dei loro diritti più elementari. Un paese dove convivono moderne ed evolute industrie come la cinematografica Bollywood (la Mecca del cinema indiano che fa il verso alla più celebre meta americana) con la prostituzione minorile e una condizione femminile a dir poco medioevale. Con la violenza si convive da sempre, questa è la verità ma nessuno è davvero interessato a porvi fine. Non sarebbe il caso di considerala una violazione dei diritti umani? Le donne, i bambini e i deboli tutti, femmine e maschi, fanno parte dell’umanità: quella più fragile, quella da difendere. Ma, a questa parte del mondo che non la difende per nulla, non si mettono sanzioni, non si condannano gli stati per negligenza. L’articolo primo della dichiarazione universale dei diritti umani cita che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. In realtà si fa poco perché ciò accada, mentre le parole non ci bastano più.

Maria Giovanna Farina

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Presentazione Da zero alle stelle

Il 27 maggio 2014 è stata organizzata da Lucia Esposito della  Libreria Gulliver di Cinisello Balsamo (Mi) la presentazione numero zero del mio libro “Da zero alle stelle” Eden Editori. Ci ha ospitati l’elegante Spazio Rusconi Spreafico Expo di Stefania Sala e Marco Uberti. Maria Teresa Signorelli organizzatrice di eventi di Le Petit dèco ha reso possibile la realizzazione delle piccole tortine dell’amicizia (la ricetta è tratta dal libro). Le foto sono di Gina Di Dato.

CLICCA LA PRIMA FOTO PER APRIRE LA GALLERIA

Premiazione

Bruno Di Cerbo,  Presidente dell’Associazione Storico Culturale e di Spettacolo Il Castello,  mi ha premiato per mano della poetessa Silvia Calzolari. Queste le motivazioni:

Per l’unicità del suo impegno nel campo letterario e poetico

Silvia Calzolari mi consegna il premio, foto di Gina Di Dato

Silvia Calzolari mi consegna il premio, foto di Gina Di Dato

Francesco e la valigetta nera

Una metafora…..

Francesco e la valigetta nera.

Il nuovo papa Francesco è nuovo in tutti i sensi. Rompe i rigidi cerimoniali vaticani durante le sue uscite pubbliche e parla di pace in modo semplice e diretto “La pace non si può comprare, va costruita con pazienza” ha affermato nella sua recente visita ad Amman in Giordania. Per queste ragioni e non solo per queste è il pontefice del cambiamento….e fin qui hanno già detto tutto. Ma quella sua valigetta, compagna fedele di ogni viaggio e notata da giornali e telegiornali, merita un’analisi più approfondita. Cosa racchiuderà la valigia di Bergoglio? Ci ripetono che contiene effetti personali, ma la generica descrizione non solo non convince, addirittura aumenta la fantasia e l’immaginazione. Non si è mai visto un papa con la valigetta nera che per giunta non molla a nessuno: gli effetti personali, cioè le cose di cui ha bisogno, le trova ovunque si rechi nel mondo. Certamente usare sempre gli stessi oggetti indica rispetto per le cose e rifiuto per lo spreco, il papa potrebbe cambiare lo spazzolino ad ogni viaggio ma per essere coerente con il nome che si è dato senz’altro lo cambia solo quando è giunto il momento. Sì, d’accordo, ma mentre racconto queste belle cose la curiosità non è diminuita, anzi! Dopo una lunga riflessione mi sono data una risposta, la più fantasiosa, la più simbolica, la più grandiosa: papa Francesco nella sua ventiquattr’ore trasporta la pace nel mondo, questa è la ragione per cui non cede la valigetta a nessuno. La speranza non si abbandona mai, va tenuta stretta anche se vecchia e consumata, un po’ logora e poco intonata ai cerimoniali.

papa Francesco sulla copertina di Time

Maria Giovanna Farina

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