Leggere è viaggiare

Cannizzaro

Michelangelo Cannizzaro, Graphic designer

Leggere un libro è un modo per viaggiare con la mente così da poter visitare luoghi lontani, non solo geografici ma anche mentali. Leggere è anche incontrare, incontrare è imbattersi in chi si esprime con un’altra modalità: il disegno. Ecco una bella interpretazione della lettura ad opera di Michelangelo Cannizzaro che ha dedicato una figurazione “evocativa” alla Libreria Gulliver di Cinisello Balsamo (MI). Un connubio tra leggere e disegnare.

Maria Giovanna Farina

Pubblicato in Arte

Alda Merini, autobiografia di un incontro

Alda Merini, la poetessa dei Navigli di Aldo Colonnello ed. Meravigli

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Aldo Colonnello in questo libro ci ha trasmesso il suo amore profondo per Alda e per la sua produzione poetica. Il racconto autobiografico, dei giorni, delle ore, degli istanti in cui ha frequentato con intensità Alda Merini, si legge tutto di un fiato. Poi la storia ti conduce ad essere ri-letta per non fermarsi alla sola emozione bensì per scorgere tutti gli aspetti di una personalità intrigante, quella della Poetessa. Un libro emozionante e sincero dove la figura della Merini emerge, ma non si limita solo ad apparire fa di più: esce dalle pagine e ti sembra di incontrarla, di percepirne il profumo, quasi di sfiorarne una mano. Incontri una donna vera senza finzioni che sceglie gli amici a seconda delle impressioni che avverte. Non tutti sono accettati nella sua casa, una libertà da prendere a modello. Una libertà che ha saputo conquistarsi dopo le catene del manicomio.

Il libro ci fa conoscere una donna semplice, complessa, generosa, spontanea e sincera. Una persona che senza formalismi si arrabbia e perdona, una donna in cui gli opposti convivono. Una autentica, una madre nel corpo e nell’anima che sa amare ed ascoltare gli altri. Una persona che tutti avremmo dovuto incontrare, l’autore grazie alla scrittura ci regala questa opportunità.

Maria Giovanna Farina

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con Aldo Colonnello durate la serata alla Galleria Rusconi Spreafico EXPO

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Anche i filosofi si incazzano!

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana: sai prenderla con filosofia?

INCAZZANO

Prenderla con filosofia non significa farsi sottomettere né sopraffare dagli eventi della nostra vita, tutt’altro!  Chi prende la vita con filosofia è una persona che si interroga, ragiona, cerca soluzioni adatte ad un miglior vivere: certamente, per arrivarci, deve fare un po’ di fatica, filosofia non è sinonimo di farmaco tranquillante ma di lotta per ottenere prima di tutto il rispetto. Chi ci snobba, chi sottovaluta il nostro pensiero, chi ci tratta come merce di scarto, chi calpesta il nostro diritto, chi bistratta il nostro operato è una persona che va messa sull’attenti! Facciamo il solito esempio concreto. Si rompe un tubo dell’acqua del riscaldamento e il nostro appartamento subisce danni ai mobili, alle porte, al pavimento. Subito mettiamo in atto la procedura che porta l’amministratore del condominio ad inviarci il perito dell’assicurazione… capita che la pratica si perda nei meandri della burocrazia e allora noi, persone educate e civili, sollecitiamo una, due, tre, quattro, cinque… volte! Con mille giustificazioni si stanno prendendo gioco di noi: prenderla con filosofia non significa sorridere ed aspettare, ma fare una scenata. Sì, proprio così! Dire la nostra senza ritegno, buttar fuori tutta la rabbia del torto subito ci permette di ottenere due risultati:

1- L’altro capisce che non siamo disposti a subire ad oltranza;

2- Ci sfoghiamo impedendo al nostro corpo di accumulare sostanze tossiche.

In cucina con Socrate, la torta per dire “Ti amo”

Dimmi che mi ami: per momenti indimenticabili

Una torta per rappresentare un libro? Sì, perché questo è il dolce più importante dell’unione amorosa di Marco e Leda, i due interpreti del romanzo Dimmi che mi ami, ed. Silele. Alcuni pasticceri l’hanno realizzata per San Valentino ed ora la propongo ai lettori del blog perché questa torta, che ho ideato, va oltre la coppia del racconto per rappresentare il percorso di crescita e di costruzione di due esseri umani che cercano se stessi nel rapporto d’amore. Una torta ricca e nutriente i cui ingredienti si assaporano e si riconoscono singolarmente nella loro unicità, ma poi si amalgamano in un sapore nuovo rappresentando il noi che è nato. Un noi che sa dare molto, che sa riparare le ferite dei singoli attraverso l’impegno dei due. E tanto altro ancora. 

Socrate e Santippe, fumetti realizzati da Milord

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Disegni di Milord

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Ingredienti per la frolla:

200 gr di farina

100 gr di burro

100 gr di zucchero

1 uovo intero e un tuorlo

Ingredienti per il ripieno:

150 gr di zucchero a velo

100 di cacao amaro

1 uovo

150 gr di frutta secca (granella di mandorle, pezzetti di

noci e una manciata di uvette ammollate nel latte tiepido)

30 gr di arancia candita

50 gr cioccolato fondente in scaglie

farina

Procedimento:

Creare la pasta amalgamando burro e zucchero con le

mani, unire la farina e le uova e lavorate, sempre con le

mani, finché l’impasto non diventi una palla compatta. Se

risultasse troppo morbido aggiungere una manciata di farina,

quindi lasciarlo riposare. Nel frattempo preparare il

ripieno: in una terrina unite tutti gli ingredienti e mescolare

con un cucchiaio energicamente, aggiungere il latte rimasto

delle uvette. Deve essere morbido ma non liquido,

quindi regolarsi al momento con il latte se fosse troppo

duro. Stendere 2/3 della pasta nello stampo antiaderente

alzando i bordi in modo da contenere il ripieno, versarlo

e coprire con la pasta rimanente dopo averla stesa e resa

sottile con il mattarello. Non preoccuparsi se durante la

cottura, che deve avvenire in forno a 180 gradi per 40

minuti, si dovesse crepare in superficie. Una volta raffreddata,

decorare con zucchero a velo.

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la torta realizzata da Ungaro – Milano viale Lombardia 25

Tratto da Dimmi che mi ami Silele edizioni © Riproduzione riservata

Amata per caso: quando si diventa figli adottivi

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Amata per caso, Stefano Zecchi, ed. Mondadori 2004

Zecchi

Amata per caso è un romanzo scritto da un professore di filosofia che sa magistralmente diluire nel racconto la riflessione filosofica. È la storia di Malini, una bambina indiana nata in uno sperduto villaggio in una poverissima famiglia e venduta dai genitori all’età di sette anni. La sua è una vicenda commuovente che mette in risalto la tragedia della povertà e insieme il tema dell’adozione, argomento su cui è importante riflettere al di là delle solite considerazioni. Stefano Zecchi, grazie ad una abilità di penetrazione psicologica e ad una profonda conoscenza dell’animo umano, riesce a mettere in contatto il lettore con il mondo interiore di una bambina che di colpo si trova insieme ad uno sconosciuto, un vagabondo che l’ha comprata per farla esibire insieme a lui come artista di strada. Il viaggio verso la vera e propria adozione sarà lungo e, come una reale gestazione, comporterà l’attesa travagliata e dolorosa….finché ci sarà la svolta ed un altro percorso condurrà Malini a Milano verso una nuova vita. La piccola indiana dovrà attraversare molti lati sconosciuti del mondo degli adulti, colpevoli violatori di ogni diritto alla libertà di essere piccoli e che cinicamente usano i bambini come merce. amata per caso

Un romanzo, come del resto non è difficile immaginare, che sa essere anche filosofia applicata alla storia di Malini e che ci fornisce delle motivazioni per prendere in considerazione l’idea di diventare genitori adottivi. Possiamo chiederci: “È necessario partorire un bambino per sentirsi genitori? Il vero atto d’amore è tendere una mano a qualcuno in cerca d’amore e accudimento, o ri-cercare con spasmodica fissazione un bimbo che non riesce a nascere?”. Il libro, che si legge in un fiato, può fornirci il primo passo verso le risposte a questi interrogativi mettendo in risalto il significato originario dell’essere madre e padre: due persone che ti fanno crescere per essere libero di prendere al momento giusto la tua strada. Un libro da leggere per nutrire la spiritualità e da suggerire come riflessione a chiunque desideri diventare genitore.

Maria Giovanna Farina  www.mariagiovannafarina.it

Gennaio 2014 © Riproduzione vietata

 

Animo infantile e altri racconti

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Hesse

Animo infantile e altri racconti è un’opera giovanile di Hermann Hesse (1877-1962) che già contiene profonde riflessioni raccontate con uno stile squisito fatto di termini sempre azzeccati e di una scrittura che sa condurti in modo sublime ad esplorare gli angoli più nascosti dell’anima. La vicenda personale dello scrittore, fatta di seri disturbi psichici, lo conduce in cura dallo psichiatra e psicoanalista svizzero Carl G. Jung. Infatti in tutta l’opera di Hesse, non solo in questo scritto, non è difficile scorgere il tentativo di elaborare attraverso il racconto le sue problematiche personali. In Animo infantile troviamo alcune storie che prendono in considerazione pensieri, desideri e aspirazioni di molti di noi, ma proposti in modo tale da permetterci di osservarli e valutarli come se ci appartenessero: Hermann sa farti diventare parte della storia. Non a caso fu premiato con il Nobel nel 1946.

Nel primo racconto, Animo infantile che dà il titolo all’opera, emerge tutta la durezza di un’educazione troppo rigida e foriera di un eccessivo rigore morale: quale bambino, come quello del racconto, di oggi si procurerebbe un tale forte senso di colpa da sentirsi un criminale solo per aver rubato dei fichi secchi dalla camera del padre? Qui appare tutta la vicenda interiore di chi interroga i suoi impulsi e diventa uno spunto per riflettere su questo rubare che non ha nulla di criminale ma tanto di simbolico.

Segue il secondo racconto, Klein e Wagner, è la storia di un uomo che per dare una svolta ad una monotona vita famigliare sottrae del denaro al datore di lavoro e fugge in Italia con la speranza di trovare una nuova identità, ma la fuga gli darà quello che spera di trovare?

Il terzo racconto, Il miglioratore del mondo, è la storia di un giovane architetto che si fa abbagliare da un ideale utopico e crede di poter abbandonare la vita a cui è “predestinato” senza riportare alcuna conseguenza.

Possiamo notare come in tutti e tre i racconti siano racchiuse le maggiori difficoltà dell’esistenza:

1) La crescita 2) L’illusione 3) La fuga dalle responsabilità.

Hermann Hesse sa raccontare le esperienze già elaborate in modo che il lettore possa trarne spunto per mettere ordine nel proprio mondo interiore, tutto ciò mantenendo viva la propria capacità critica.

Maria Giovanna Farina www.mariagiovannafarina.it

Gennaio 2014 © Riproduzione vietata

Ogni giorno vale una vita: parla Lucilla Bossi l’autrice del libro

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ogni-giorno-vale-una-vita_copertina_2D_in_caroselloLucilla Bossi, autrice del libro Ogni giorno vale una vita ed. Mondadori, è Presidente della Confederazione Parkinson Italia. Laureata in Filosofia ha pubblicato questo libro autobiografico dove la malattia viene narrata nel vivere quotidiano, ma non è un libro sul Parkinson, bensì uno scritto dove emerge una vita piena di tutto: il suo lungo percorso, da ballerina della Scala a quello di avventurosa ragazza fino al matrimonio e la maternità, e poi la scoperta a soli 36 anni di essere malata. Un libro da leggere per la bellezza della sua scrittura, per la forza interiore che traspare dalla penna dell’autrice, per confrontarsi con una vita ora difficile ma VIVA: nonostante. Lucilla Bossi è un esempio di forza, determinazione e coraggio: un utile confronto per ognuno di noi.

Maria Giovanna Farina

Ecco il suo suggerimento alle donne scritto per Sorriso di donna

Se osservo la metà femminile dell’umanità – quella di cui ho una conoscenza diretta ovvero le donne che risiedono nel mondo occidentale – vengo colta da sentimenti contrastanti di ammirazione e di rabbia. L’ammirazione è dovuta alle donne che incontro ovunque quotidianamente: serie, intelligenti, responsabili, intente ad espletare con cura le mansioni di loro competenza. Poi leggo dell’ennesima donna massacrata dall’ennesimo maschio violento e mi ritrovo una furia. Infatti mi è difficile non pensare che almeno una parte di quegli efferati delitti avrebbe potuto essere evitata. E tanto per incominciare non dovremmo dimenticare che “femminicidio” è solo un’etichetta utile a generalizzare ma che quelle di cui la cronaca ci porta a conoscenza sono sempre storie di una certa donna e di un certo uomo uniti da un certo legame che è loro e loro soltanto. Ed è, a mio avviso,  soltanto indagando ed analizzando la natura di questi legami che – forse –  potrebbe esser possibile intuire qualcosa di queste incontenibili esplosioni di violenza assassina. C’è un momento, quando un uomo e una donna si sono appena incontrati in cui tutto si ferma, tutto è come sospeso: tutto è ancora possibile, nulla è ancora deciso. Io credo che se l’uomo che ha davanti è il suo futuro possibile carnefice, il momento, l’unico momento in cui una donna può salvarsi sia questo: qualche cosa affiora alla coscienza, è solo un attimo ma è sufficiente a riconoscere il pericolo e a mettersi in salvo. Attenzione, però, prima dell’erompere della passione, prima che la relazione sessuale si instauri. Dopo tutto sarà molto più difficile e, il più delle volte, irrecuperabile. E la cosa forse più grave, la spia chea livello della coscienza collettiva femminilequalche cosa ancora proprio non va è, a mio avviso, in “Zapatos rojos” la mostra itinerante di 113 scarpe rosse che, se da un lato ha avuto il merito di focalizzare l’attenzione sul problema lascia le donne con l’impressione che qualche cosa di importane e decisivo sia stato fatto. Invece non solo non è stato fatto niente ma l’illusione di avere fatto un gesto clamoroso foriero di chissà quali sviluppi confonde le donne e le trattiene  dal fare l’unica cosa che potrebbe rappresentare un cambiamento reale: riconoscere dentro di sé la propria sotterranea fragilità ovvero i modi della loro imprudenza, perché io faccio fatica a credere  che, almeno inalcunicasi, quelle donne non abbiano avuto un qualche ruolo nella loro tragica fine. Un uomo non  si trasforma in un assassino per “amore”, è già assassino PRIMA, MOLTO PRIMA, è già un assassino quando quella povera ragazza innamorata dell’amore gli si concede sventatamente…  Fermati! Che tu sia FIGLIA, SORELLA, AMICA… FERMATI, non andare un solo passo più in là. NON FARLO, perché DOPO sarà troppo tardi. È perché può bastare  un solo incontro a creare tra un uomo e una donna la menzogna romantica dell’amour passionche tutto giustifica mentre il brividino della trasgressione camuffa il tutto da “incontro del destino”. Come se qualche cosa si fosse inceppato in quella sorta di sesto senso, di percezione intuitiva con cui una donna sceglie il suo compagno (in alcuni casi il padre dei suoi figli),e invece di mettersi in salvo per tempo, semplicemente cambiando strada, cade in trappola e si lascia sedurre. Infine ad ampliare la nostra comprensione ci viene in aiuto il simbolismo della mitologia greca che facendo di Marte, dio della guerra, l’amante di Venere, dea dell’amore e del piacere, la dice lunga su come il fascino della “dolce violenza”- che ha fatto sognare ancora in anni recenti, stuoli di affezionate lettrici della serie Harmony – sia profondamente radicato nella psiche femminile. Fino al giorno di quel maledetto risveglio con un coltello piantato nel cuore. Davvero il percorso evolutivo della “Cattiva Ragazza che si fa filosofa”, nato da una conversazione di un paio di anni fa con Maria Giovanna Farina è più che mai di attualità.

Lucilla Bossi  © Riproduzione riservata

“6 canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne”

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“6 canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è il titolo del libro diCristian Porcino. Che rapporto corre tra violenza sulle donne e omofobia? Apparentemente sembrano temi lontani e non correlati, in realtà se riflettiamo ci accorgiamo del fatto che i due argomenti hanno in comune la violenza. La prevaricazione maschile è violenza sul femminile, l’omofobia è violenza sul diverso (considerato diverso da chi non accetta il confronto con l’altro perché non etero). Un ragionamento importante da affrontare con i giovani e nelle scuole per una cultura dell’accoglimento, l’autore attraverso lo studio di 6 canzoni di artisti come Elton John, Madonna, Lady Gaga, Renato Zero, Mia Martini e i Pooh invita ad una riflessione e prepara un progetto da avviare nelle scuole.

Per acquistarlo: cartaceo

http://www.lulu.com/shop/cristian-porcino/6-canzoni-contro-lomofobia-e-la-violenza-sulle-donne/paperback/product-21287553.html

e-book

http://www.lulu.com/it/it/shop/cristian-porcino/6-canzoni-contro-lomofobia-e-la-violenza-sulle-donne/ebook/product-21287603.html

 

Ascoltiamo noi stessi: il gabbiano Jonathan Livingston

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Il gabbiano Jonathan Livingston, Richard Bach, Rizzoli

gabbianoIl gabbiano Jonathan Livingston non è un gabbiano come gli altri. Non si accontenta del suo destino da gabbiano ma, spinto dalla sete di conoscenza, desidera apprendere ciò che ai gabbiani normali è precluso: volare in alta quota, fare numeri acrobatici, migliorare le proprie prestazioni. I genitori lo mettono in guardia, lo avvertono che la vita del gabbiano è finalizzata alla ricerca di cibo vicino ai pescherecci, è inutile farsi illusioni, conviene seguire il proprio destino. Jonathan vorrebbe essere un gabbiano normale, seguire il tra tran quotidiano…ma non ci riesce. Il demone che vive dentro di lui lo spinge a nuove costanti sfide per elevarsi dallo stormo dei suoi fratelli gabbiani. Una storia che è una metafora della condizione umana: desiderosa di elevarsi ma spesso senza riuscirci e incapace di sopportare che qualcuno ce la possa fare. Chi è diverso ha il destino segnato: può farsi amare solo se riesce a diventare un leader. Nella vicenda del gabbiano Jonathan troviamo la filosofia di Socrate. Ognuno di noi ha un demone, una predisposizione ed una capacità, che deve essere ascoltato se si vuole trovare se stessi durante la vita. La voce interiore ci indirizza verso ciò che siamo e ciò che vogliamo realizzare, sta a noi ascoltarla oppure no. Se la nostra vocazione si discosta troppo da chi ci circonda nascono le difficoltà perché troveremo molta resistenza, gli altri tenteranno di ostacolare la nostra creazione perché mette a nudo la loro normalità. È difficile accettare la vittoria altrui se per noi prevalgono sconfitte e mediocrità. Il gabbiano Jonathan è anche una speranza per tutti: solo osando si può vincere.liv

Il fascino del volo, da sempre anelato dall’uomo dai tempi di Icaro, simbolizza la libertà di essere e di esprimersi, costi quel che costi. Un libro di scorrevole lettura e di poche pagine, adatto a chi non ama leggere, consigliabile per tutti. Da far leggere anche ai ragazzini a partire dalla prima media.

ANNALISA MINETTI: DIETRO IL BRONZO C’È L’AMORE

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12 settembre 2012 di Maria Giovanna Farina

Intervista ad una donna che con la tenacia, la passione e l’amore ha vinto tante sfide: il suo ultimo successo è il bronzo olimpico.

Seguo da tempo la tua storia e sono già rimasta colpita dalla determinazione con cui ti prepari per raggiungere gli obiettivi. L’Olimpiade è una meritata vittoria: come puoi esprimere a parole lo stato d’animo che hai provato?

Il bello di vincere una medaglia sportiva è che senti la sensazione che appartenga a tutti, a tutte le persone che erano lì presenti, a tutte le persone che erano lì lungo il percorso, alle persone che ho incontrato anche solo per caso: tutti mi hanno sostenuta. Appartiene veramente a tutti, erano in pista con me lungo gli ultimi 300 metri, quelli che avevo visualizzato come la vittoria, la rimonta. L’avevo proprio visualizzato così, tanto da riviverlo esattamente, è proprio vero che la mente ha degli effetti incredibili. Avevo visualizzato la gara e temevo un’avversaria che è stata esattamente l’avversaria che ho fatto passare avanti negli 800 metri, ma che nel sogno avevo pensato di battere negli ultimi 300 e me la sono presa, la rivincita! Ho fatto esattamente ciò che mi ero limitata a pensare di fare.

Il risultato ti dà nuova carica per proseguire nella stessa direzione e/o per affrontare nuove sfide?

Sono aperta a tutte le sfide della vita, a tutte quelle che in qualche modo il Signore mi darà la possibilità di vivere, io le vivrò e le affronterò con la stessa determinazione. Però è chiaro che lo sport mi ha anche appassionata, mi piacerebbe continuare a parlare di questo movimento paralimpico, vorrei essere la giusta madrina per scuotere le coscienze.

Annalisa, tu sei la voce di tutti quelli che hanno delle difficoltà!

E poi ho anche un cognome che ha un riscontro mediatico e sarebbe un peccato fermarmi adesso.

Certamente. Tu sei una cantante e quindi per te la musica è importante. Che posto occupa e ha occupato la musica nella sua crescita personale?

La musica è la colonna sonora di ogni momento, è un istinto naturale quindi è qualcosa che mi accompagna e che c’è nella testa mentre corro. Per motivarmi comincio a cantare quei motivetti che mi aiutano, nell’orecchio sarebbe doping e così la faccio nella testa. Nell’ultima gara immaginavo la canzone che usava Maradona durante i suoi palleggi.

Qual’è?

(Me la canticchia con grande allegria). È Live is now.

Fantastico, la musica ancora una volta ti ha aiutata!

Mi sono resa conto che negli ultimi minuti ho tenuto proprio il tempo dei passi.

A breve uscirà il tuo libro, è autobiografico immagino?

Assolutamente sì, parla delle sfide che ho raccolto nella vita. Mi sono ispirata ad Iride, la dea messaggera che usava le sue ali veloci come il vento per portare i messaggi tra un dio e l’altro. Ho voluto metaforicamente ispirarmi a lei come messaggera perché penso e credo che nella musica e nello sport io sia stata utile a lanciare un messaggio, uno strumento: uno strumento nelle mani della comunicazione.

Ti sei data un bellissimo compito che è umile e alto allo stesso tempo.

È vero, visto così mi piace molto! Ho però la presunzione di prendermi una responsabilità impegnativa.

Questo è un bel messaggio per tutti. Cosa senti di dire a tutte le donne, ma anche agli uomini, che tendono ad arrendersi nei loro personali percorsi?

Tutto è difficile prima di diventare facile, la passione e la volontà fanno la differenza, sapere che alle spalle di un progetto c’è l’amore: quando c’è l’amore riesci a fare la differenza.