Amare gli animali: smantelliamo i pregiudizi

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Lo sguardo ci parla

Gli animali domestici fanno parte della nostra vita quotidiana, amarli è naturale. Ciò non comporta necessariamente sminuire i rapporti umani. Frasi come “Ama più i cani che le persone” sono frutto di uno stereotipo che vede gli animali inferiori, non degni di diritti ma oggetti da bistrattare. Non sto a specificare da dove nasca questo disdicevole luogo comune, mi interessa di più soffermare la mia riflessione sull’infondatezza di un simile giudizio. Amare è una dotazione presente negli esseri umani, a volte questo nobile sentimento viene soffocato dall’odio e da tutte le sue peggiori derivazioni, mentre l’insensibilità prende il sopravvento. Se un cane o un gatto dovessero diventare la possibilità di lasciar uscire il meglio di noi perché rinunciare?

Un’altra frase ricorrente: “Con i bambini che muoiono di fame, spende un sacco di soldi per il cibo del suo gatto”. È vero a volte alcune persone perdono di vista la realtà e non si rendono conto che un animale non ha l’esigenza di mangiare il salmone al vapore, allo stesso tempo possiamo renderci conto che le sorti dei bambini poveri non cambiano se la signora della porta accanto nutre il suo animale con prelibatezze. Cambierebbe qualcosa se la stessa signora aiutasse un meno abbiente, ma forse lo fa già e noi non lo sappiamo.

Tutto questo per dire che non si più puntare il dito sui rapporti tra animali da compagnia e esseri umani basandosi su antichi e stanchi pregiudizi. Amare un animale non toglie nulla all’amore per i nostri simili, anzi ci aiuta a comprendere che siamo tutti figli di questa Terra che tanto avrebbe bisogno di amore, rispetto, solidarietà.

Maria Giovanna Farina

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Classi sociali canine: lo sapevate che esistono le “caste”?

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Milly

Come ogni mattina sono uscita con la cagnolina e in fondo alla via ho notato un gruppo di donne con i loro rispettivi cani, tutti di piccola taglia. Mentre mi avvicino, un barboncino, protendendosi con foga, obbliga la padrona ad uscire dal gruppetto per avvicinarsi alla mia quadrupede. La signora è molto titubante, ma poi vince l’esitazione e dopo qualche secondo, appena il tempo che i due pelosi si siano dati un’annusatina, esclama: “Dai amore, adesso torna dai tuoi amichetti se no ci rimangono male”. Io sorrido e passo oltre. Le signore avevano formato un gruppo chiuso in cui nessuno poteva entrare e, dandosi un atteggiamento di superiore importanza, non potevano permettere che una cagnolina qualunque rompesse il loro equilibrio. Poi, una come me che esce di casa in jeans e scarpe da ginnastica per essere libera di far divertire il cane, come può entrare in un circolo chiuso di signore eleganti, mamme chic di cagnolini con la puzzetta sotto il naso? La puzzetta è delle mamme e i poveri pelosetti ne colgono il maleodorante odore, loro malgrado.

Mi sono concessa una risata e poi ho pensato: non facciamo in tempo a predicare l’uguaglianza tra gli umani che già pensano di costruire le “scale sociali” canine.

Maria Giovanna Farina

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