Perché amo la filosofia

 E’ una soluzione alle difficoltà dell’esistenza

albero

Albero della vita, disegno a matita di Flavio Lappo, 2016

Mi sono più volte chiesta cosa mi abbia spinta nelle braccia di una disciplina così grande e ricca di argomenti, la risposta è stata: l’amore. Banalmente la parola filosofia significa amore per la sapienza che è conoscenza, ma i miei sentimenti non sono sorti dalla ricerca di un significato: l’amore è una forza eterna anche se le relazioni sono fugaci, è da questo bisogno di durata, di sicurezza, di risposte interiori che è venuta al mondo la mia passione.

Il primo dialogo di Platone, il più grande e famoso allievo di Socrate, che lessi a scuola fu il Simposio. Lì l’amore è celebrato attraverso il racconto delle sue molteplici raffigurazioni e applicazioni. Quando parliamo d’amore pensiamo subito al cuore rosso vibrante di ardore per un essere umano che ci ha catturati mentalmente e fisicamente, ma l’amore, ci insegna Platone per bocca di Socrate, è anche passione per la politica, la cultura, la vita sociale. L’amore, potremmo tradurre con il nostro linguaggio contemporaneo, è appassionarci e dedicarci completamente ad un’attività per svolgerla nel migliore dei modi possibili, dandoci completamente. Amore è anche un’Idea che appartiene all’Iperuranio, a quel mondo intellegibile che non possiamo vedere ma che rende certo, dandoci un modello eterno, ciò che per noi è solo apparenza. Le idee sono nella mente, fuori troviamo solo oggetti molteplici che rimandano all’ideale. Non dobbiamo spaventarci e credere che con questa concezione Socrate ci voglia allontanare dalla nostra quotidiana fruizione di Amore. Il maestro ateniese ci insegna a riconoscere il vero significato di Eros/Amore, la sua natura e la sua vita mondana sono ciò che possiamo incontrare quotidianamente. Noi comuni mortali sentiamo la necessità di esempi concreti ed ecco che da buon maestro e maieuta Socrate ci dice quello di cui abbiamo bisogno. Eros è un semidio, figlio di Povertà ed Espediente, nasce con le caratteristiche peculiari di entrambi i genitori. Come la madre è sempre povero e mancante, l’amore ha bisogno infatti di un costante nutrimento e non si accontenta mai di quello che possiede ma è sempre alla ri-cerca. Come il padre sa però risolvere con veloci espedienti le situazioni che gli si presentano, per natura sa affrontare e trovare soluzioni. La povertà gli ha insegnato a sopportare le avversità e a cercare ciò che gli manca, mentre la capacità di risolvere al volo le situazioni difficili lo rende immortale. E così Eros/Amore è un essere capace di ridarci la vita, la speranza, la forza anche quando tutto ci sembra perduto. Amore deve lottare in eterno con chi gli si oppone: Morte, che è odio e distruzione.

Amo la Filosofia perché mi ha regalato una formazione, un nutrimento, una possibilità di viver la vita con gli occhi aperti sul mondo, di pensare con le mie risorse per farmi un’idea personale di ogni fatto senza scordare che poi il dialogo saprà creare nuove idee e nuove possibilità. Platone è meglio del Prozac, scrive Lou Marinoff, e per questa ragione non può essere una forma di narcotico per sedare il dolore dell’anima, bensì essa sa far uscire il malessere per allontanarlo e darci così nuove possibilità di esistenza. Nuove occasioni all’insegna della ri-cerca continua di un senso, di una ragione, di un grande amore per la vita individuale e collettiva. Non dimentichiamo mai che la filosofia vuole essere sì amata, ma soprattutto elaborata per trasformarsi in pillole di saggezza.

Maria Giovanna Farina © Riproduzione riservata

L’utero in affitto è una pratica eticamente scorretta

Maternità surrogata: una pratica eticamente scorretta

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Il buonismo, che da sempre abbonda sulle bocche di certi politici, e il caso Niki Vendola hanno acceso il dibattito, ma urlare non serve a nulla perché si crea solo caos e incomprensione. Cerchiamo di riportare il discorso ai toni adeguati di una conversazione dialogante e smettiamola di “giocare” a chi urla di più il proprio pensiero a volte, tra l’altro, non supportato da competenze adeguate. L’utero in affitto è una pratica eticamente scorretta e ciò credo sia valido al di là del credo politico e religioso di ognuno di noi. Affittiamo la donna come contenitore usa e getta e priviamo il neonato del contatto con la mamma quando ne ha più bisogno. Questo uso del corpo della donna non si può paragonare alla prostituzione perché se pur basata sullo sfruttamento non coinvolge un essere innocente. Anni e anni di pedagogia e psicologia ci insegnano l’importanza della figura materna che a volte, è vero, può essere una persona negativa, pensiamo a Melania Klein e alla sua teoria della mamma buona e cattiva: la mamma non è sempre disponibile e il neonato si crea un senso di realtà comprendendo che c’è il buono e il cattivo, questo è ciò che serve alla crescita. Ma deprivare a priori un essere vivente della mamma è un gesto che non possiamo permettere. Per queste parole potrei da taluni essere tacciata di omofobia, ma non tiriamola in ballo a sproposito perché omofobia significa letteralmente paura persistente e patologica per tutto ciò che è omo: oggi se solo si apre bocca senza elogiare la causa omosessuale si viene etichettati a vita come omofobici. Non lo accetto come non accetto di dovermi difendere dalle etichette stesse.

Maria Giovanna Farina – filosofa, consulente filosofico e scrittrice

esperta di relazioni umane e autrice della tesi di laurea “Il ruolo della madre nell’omosessualità maschile”