Scegliere è libertà

scegliL’incapacità di scegliere a volte può farci perdere occasioni interessanti. Innanzi tutto per scegliere è necessario avere delle opzioni da prendere in considerazione e valutare. Scegliere è un atto importante che condiziona una vita, il futuro di un’azienda o di una nazione. E’ di conseguenza necessario imparare fin da bambini questa importante attività di pensiero e azione. Gli adulti devono dare però un contenimento e vigilare sulla scelta per assicurarsi che sia davvero personale, solo così si garantisce una crescita equilibrata. Quando ad esempio dobbiamo acquistare un abito a nostro figlio facciamogli un discorso di questo tipo: “Questo è l’indumento di cui hai bisogno, ora scegli tu il colore”. E se il colore non fosse di nostro gradimento, ricordiamo che lui ha fatto quella scelta ed è interessante scoprirne la ragione più che criticarne il gusto. Ricordiamo che l’abito rappresenta il noi-nel mondo, le sue aspirazioni e il suo bisogno di comunicare. In questo caso impedire la scelta sarebbe bloccare un bisogno di espressione. Qualcosa che vuol venir fuori. Quando da grandi siamo chiamati a scelte più difficili come la scelta politica, religiosa, lavorativa o matrimoniale possiamo sentirci impreparati proprio perché non siamo abituati e capaci di scegliere. E quante volte la scelta è davvero tale o è un prendere per buono quello che ci capita perché scegliere è molto faticoso e rischioso? Una ragazza voleva lasciare il fidanzato, ma ad un passo dal matrimonio ci ha pensato lui. Lei ci resta malissimo e dice che lo ama ancora, in realtà parlandole afferma che sei mesi fa lo avrebbe lasciato per tutti i suoi innumerevoli difetti. In realtà non ha saputo scegliere di abbandonare un progetto che ormai vedeva già come fallimentare e, in questo caso, il suo dire “lo amo ancora” è un tentativo di trovare una giustificazione alla sua incapacità. Scegliere le avrebbe donato la libertà.

Maria Giovanna Farina

Fatti gli affari tuoi!

curiosoChi si intromette arbitrariamente nella vita altrui senza che nulla gli sia richiesto non viene visto di buon occhio. Dobbiamo distinguere tra il cosiddetto impiccione e chi si intromette sentendosi in qualche modo autorizzato. Il primo, l’impiccione, è mosso dalla forte e morbosa curiosità per i fatti altrui allo scopo di riempire una vita spesso poco gratificante e povera di emozioni. Parlare dei fatti altrui allontana dalle problematiche individuali, è un vero e proprio diversivo. Per allontanare l’indiscreto è necessaria un po’ della sua sfrontatezza e senza mezzi termini dobbiamo dirgli, in modo più o meno colorito, “Fatti i fatti tuoi!”, non dobbiamo demordere se il nostro ficcanaso non si dovesse arrendere al primo invito. Il secondo caso, l’impiccione auto-autorizzato, è più difficile da gestire perché abbiamo anche noi una certa responsabilità nel aver più o meno favorito il suo comportamento. Pensiamo al caso in cui abbiamo chiesto un prestito di denaro ad un amico o un parente, proprio in quel momento della vita in cui le cose non andavano tanto bene, gli abbiamo raccontato il nostro problema e lui con molto calore si è mostrato solidale e comprensivo tanto da farci il prestito senza interessi. Ci siamo sentiti risollevati e gli siamo molto grati. Dopo un po’ gli abbiamo restituito la somma con mille ringraziamenti. Accade che col tempo questo nostro “benefattore” continua a mostrarsi troppo solidale e oltre a chiederci come vanno le cose, inizia a dare consigli su come gestire la casa, come educare i figli fino a criticarci se ci concediamo il piacere di un diversivo, un abito in più, il parrucchiere, eccetera. Si giunge a sentirsi prigionieri di questa situazione, a sentirsi in eterno obbligo perché un giorno fu generoso con noi e in virtù di questo ingoiamo bocconi amari. Come possiamo liberarci da questo legame capestro? Uscendo dalla logica dell’eterna gratitudine perché il vero benefattore, quello che ti aiuta con vera generosità, non chiede continui ringraziamenti, non dà per avere. Il dare per avere, do ut des, è l’esatto opposto della generosità; dopo aver spiegato all’interessato questa dinamica se non la capisce non sentiamoci in colpa nel pronunciare: “Ma fatti gli affari tuoi”.
Maria Giovanna Farina