ANNALISA MINETTI: DIETRO IL BRONZO C’È L’AMORE

mine

12 settembre 2012 di Maria Giovanna Farina

Intervista ad una donna che con la tenacia, la passione e l’amore ha vinto tante sfide: il suo ultimo successo è il bronzo olimpico.

Seguo da tempo la tua storia e sono già rimasta colpita dalla determinazione con cui ti prepari per raggiungere gli obiettivi. L’Olimpiade è una meritata vittoria: come puoi esprimere a parole lo stato d’animo che hai provato?

Il bello di vincere una medaglia sportiva è che senti la sensazione che appartenga a tutti, a tutte le persone che erano lì presenti, a tutte le persone che erano lì lungo il percorso, alle persone che ho incontrato anche solo per caso: tutti mi hanno sostenuta. Appartiene veramente a tutti, erano in pista con me lungo gli ultimi 300 metri, quelli che avevo visualizzato come la vittoria, la rimonta. L’avevo proprio visualizzato così, tanto da riviverlo esattamente, è proprio vero che la mente ha degli effetti incredibili. Avevo visualizzato la gara e temevo un’avversaria che è stata esattamente l’avversaria che ho fatto passare avanti negli 800 metri, ma che nel sogno avevo pensato di battere negli ultimi 300 e me la sono presa, la rivincita! Ho fatto esattamente ciò che mi ero limitata a pensare di fare.

Il risultato ti dà nuova carica per proseguire nella stessa direzione e/o per affrontare nuove sfide?

Sono aperta a tutte le sfide della vita, a tutte quelle che in qualche modo il Signore mi darà la possibilità di vivere, io le vivrò e le affronterò con la stessa determinazione. Però è chiaro che lo sport mi ha anche appassionata, mi piacerebbe continuare a parlare di questo movimento paralimpico, vorrei essere la giusta madrina per scuotere le coscienze.

Annalisa, tu sei la voce di tutti quelli che hanno delle difficoltà!

E poi ho anche un cognome che ha un riscontro mediatico e sarebbe un peccato fermarmi adesso.

Certamente. Tu sei una cantante e quindi per te la musica è importante. Che posto occupa e ha occupato la musica nella sua crescita personale?

La musica è la colonna sonora di ogni momento, è un istinto naturale quindi è qualcosa che mi accompagna e che c’è nella testa mentre corro. Per motivarmi comincio a cantare quei motivetti che mi aiutano, nell’orecchio sarebbe doping e così la faccio nella testa. Nell’ultima gara immaginavo la canzone che usava Maradona durante i suoi palleggi.

Qual’è?

(Me la canticchia con grande allegria). È Live is now.

Fantastico, la musica ancora una volta ti ha aiutata!

Mi sono resa conto che negli ultimi minuti ho tenuto proprio il tempo dei passi.

A breve uscirà il tuo libro, è autobiografico immagino?

Assolutamente sì, parla delle sfide che ho raccolto nella vita. Mi sono ispirata ad Iride, la dea messaggera che usava le sue ali veloci come il vento per portare i messaggi tra un dio e l’altro. Ho voluto metaforicamente ispirarmi a lei come messaggera perché penso e credo che nella musica e nello sport io sia stata utile a lanciare un messaggio, uno strumento: uno strumento nelle mani della comunicazione.

Ti sei data un bellissimo compito che è umile e alto allo stesso tempo.

È vero, visto così mi piace molto! Ho però la presunzione di prendermi una responsabilità impegnativa.

Questo è un bel messaggio per tutti. Cosa senti di dire a tutte le donne, ma anche agli uomini, che tendono ad arrendersi nei loro personali percorsi?

Tutto è difficile prima di diventare facile, la passione e la volontà fanno la differenza, sapere che alle spalle di un progetto c’è l’amore: quando c’è l’amore riesci a fare la differenza.

CRISTINA CHIABOTTO: BELLA FUORI… E ANCHE DENTRO!

cri

12 febbraio 2013  di Maria Giovanna Farina

Cristina Chiabotto è stata eletta Miss Italia nel 2004: in otto anni tanti successi e soddisfazioni. Presto la vedremo in nuovi progetti televisivi – attualmente ogni giorno è su Radio Kiss Kiss!

Bella fuori e pulita dentro, permettimi la battuta! Credo però sia valido anche il contrario. Sei una giovane donna che dà gioia non solo per la sua bellezza ma anche per uno sguardo limpido e rassicurante. La tua vita è quella che sognavi?

Non potevo immaginarmi tutto questo, sognavo un percorso completamente diverso. Volevo diventare psicologa, mi immaginavo nel mondo del lavoro in altro modo, mi immaginavo addirittura con un look particolare: i tailleur con gli occhiali e la valigetta. In realtà il mio sogno è sempre stato quello di studiare la mente umana con la spontaneità che mi appartiene per carattere, sono una persona che ascolta molto, amo studiare chi ho di fronte. Un giorno mi sono svegliata, come è capitato nella mia vita più volte, e ho scelto di fare tutt’altro! Non l’ho sognato, ma l’ho scelto all’improvviso.

Quindi fai quello che vuoi anche se non quello che sognavi?

Sento di vivere una favola che poi è diventata la mia realtà, la mia quotidianità. Sono i miei primi otto anni in questo mondo e devo dire che oggi, sì, sento di appartenere a tutto questo.

Cos’è per te la bellezza? Cos’è per una donna bella come te?

Per me la bellezza ha sempre avuto un concetto molto più complesso di un aspetto solo visivo, penso a un mondo più interiore che poi può rendere bello ciò che è fuori. Non è la perfezione ma ilfascino, quello che riesci a trasmettere. Sono una persona che ha sempre guardato chi ha di fronte in modo più profondo per andare oltre e non fermarsi solo all’apparenza.

Hai un approccio filosofico alla bellezza…

Se penso a che cosa rappresenta la bellezza, posso dire che ha avuto la sua importanza nel far emergere altri aspetti di me: ho vinto il concorso di bellezza nel 2004 e sono venuta al mondo, se possiamo fare questo parallelismo. Da ragazza timida con una quotidianità molto naturale, facevo danza ed altre cose semplicissime, sono arrivata a conoscere il mondo intero non solo per la bellezza.

Sul tuo sito internet ti racconti con semplicità ed ironia, cosa rappresenta per te la scrittura?

La scrittura mi ha sempre affascinata molto, amo scrivere tanto e quando scrivo, può essere un mail o un semplice sms, ho nostalgia delle lettere scritte a mano: ho 26 anni e il mio approccio alla scrittura è stato molto tecnologico per cui mi sono persa quel periodo più nostalgico dello scrivere le lettere. Però, anche quando compongo un semplice sms, mi piace non solo scrivere mainterpretare quello che scrivo: ogni messaggio lo rileggo e se c’è qualcosa che non rispecchia quello che voglio dire lo riprendo e lo interpreto a voce alta.

Così sei sicura che ciò che arriva è esattamente quello che volevi dire?

Sì! Ad esempio anche su Twitter quando scrivo metto tante vocali come se urlassi sempre quello che voglio dire. Se scrivo ciao, lo metto con tante o perché desidero che arrivi il senso di quello che sto dicendo.

Attualmente sei impegnata in diretta ogni mattina su radio Kiss Kiss: da Miss Italia a conduttrice con tante altre belle esperienze nel mezzo. Qual’è il tuo media preferito per comunicare?

Ho provato due media importantissimi che sono la radio e la televisione, sono due modi molto diversi. Nella TV domina l’immagine e c’è un filtro tra te e il pubblico, in radio la voce. Devo dire, questa esperienza in radio mi sta dando un impatto ancora maggiore, con questo programma che fa partecipare tutti gli italiani ho un contatto più forte. Per cui oggi il media che preferisco è la radio.

Eh beh, in radio l’immagine è rimossa ed esiste solo la voce

Bravissima! La radio poi fa uscire quello che sei veramente. Invece cosa pensi dell’essere mamma per una donna impegnata come te?

Penso all’essere mamma, credo che per una donna la realizzazione non avvenga solo con il lavoro. La realizzazione per me sta nell’essere donna e l’essere donna è anche essere madre. Ho l’esempio di una mamma molto presente, ho una mamma speciale, abbiamo un rapporto di complicità fantastico, ci sono trent’anni di differenza ma siamo molto simili. Se devo dirti quello che penso, per me essere mamma lo identifico col suo modo di esserlo. Mi piacerebbe essere mamma, una mamma moderna piena di tradizioni ma al contempo al passo coi tempi. Oggi la donna può fare molto e non è relegata ad una sola cosa.

Hai detto una cosa molto giusta, ci vuole un giusto equilibrio tra passato e presente…

Sono d’accordo.

Ogni cosa che facciamo come esseri umani lascia delle tracce di noi nel mondo. Che rapporto hai con le tracce che lasci?

Un rapporto molto stretto, anche se non vivo quello che faccio come una missione; però ho sempre pensato che lasciare un segno in qualcuno è la cosa più appagabile e bella al mondo. Sono molto diretta con le mie tracce, a parte che la mia traccia è molto evidente… perché ho un bel 42! Comunque ritengo molto preziose le mie tracce… tutto quello che lasci poi ritorna e ti può dare molto di più di qualcosa di materiale.

Nuovi obiettivi/progetti?

Stanno arrivando proposte televisive, per ora con Radio Kiss Kiss sono impegnata ogni giorno dalle 7 alle 10. Mi stanno a arrivando proposte molto interessanti per una televisione alternativa ed è ciò che io desidero come stimolo nuovo: sto valutando diverse proposte e arriverà qualcosa di bello.

Bene!

Nel frattempo c’è il mondo della pubblicità che ha fatto da filo conduttore in questi 8 anni.

La tua pubblicità la conosciamo tutti…

Dovunque vado faccio lo spot!

Devo dire che è una pubblicità venuta bene…

È stata una delle mie fortune, amo fare le pubblicità perché in pochi minuti comunichi.

Dici tutto e tanto.

Sì e comunichi quella che sei.

A me Cristina ha comunicato entusiasmo, simpatia, ironia: alcune tra le sue doti speciali che trasmette al pubblico!

© Riproduzione vietata

FARE LA MAMMA AIUTA ANCHE LA MUSICA

alexia

Alexia: musicista, cantante, autrice ma soprattutto… mamma!

In occasione del nuovo singolo “Io no“, ho incontrato Alexia, reduce dal successo della sua partecipazione allo show di Carlo Conti “I migliori anni“.

Tenendo conto che scrivi testi, musica e arrangiamenti, qual’è il tuo canale privilegiato per esprimenti?

La melodia. Trovo la melodia interessante, la vocalità è l’aspetto a cui tengo molto, poi il testo nasce di conseguenza ma non è in secondo piano: un brano impiega tanto tempo prima di essere considerato finito

Cos’è per Alexia la bellezza?

La bellezza ha moltissime sfumature, da ragazzina pensavo fosse un bel corpo, una bella faccia, poi ho scoperto che la bellezza è una condizione interiore, un’aura di cui ti circondi, un magnetismo.

Il nostro problema di adulti credo sia farlo comprendere alle giovani.

Sono nella stessa condizione, come mamma di due bambine piccole, sono preparata ad affrontare questo problema e poi mi sembrano molto precoci queste nuove generazioni. Devi continuare a parlare, parlare, parlare con loro, soprattutto appena ti rendi conto che sono in grado di ragionare. Alla fine i concetti riemergono, io ricordo mio padre che mi ossessionava. Lui era un uomo intelligente e anche ironico ma, quando c’era qualcosa dei miei comportamenti che non andava, mi martellava con le raccomandazioni: le ho tenute dentro di me e ne ho fatto tesoro al momento opportuno. Ho vissuto lontana ma non mi sono mai messa nei casini!

Magari al momento le raccomandazioni danno fastidio, ma poi… ti rendi conto che sono utili.

Accidenti! Anche la faccenda della bellezza ho cominciato a capirla quando mi son sentita dire “Ma sai che stai bene, sei più carina di prima!”, ho capito che è stato quando ho cominciato a sentirmi bene dentro e ad accettare le mie caratteristiche. A quel punto l’approccio che hai con gli altri è positivo e ti vedono più bella. Quando ero giovane mi vedevo mille difetti.

Beh, ma tu sei una bella ragazza, eppure…

Eh, quando fai questo lavoro… ti costringe a fare paragoni. Magari ti rapporti a star mondiali che sono bellissime prima di essere cantanti.

L’ultimo tuo singolo si intitola “Io no” e parla di un tema scottante: le dipendenze. Per te cosa si potrebbe fare per controllare o cercare di sconfiggere questa piaga sociale?

Sicuramente ciò che si può fare è lavorare sui i giovanissimi. Io sono cattolica, abbastanza credente, anche se ho dei momenti di scetticismo a vedere il mondo come va a rotoli. Con l’arrivo di papa Francesco molte cose stanno cambiando, anche nel cuore dei cattolici stessi c’è la speranza di un cambiamento concreto: è giunto il momento di ritornare ad essere un gruppo. Gli oratori che sono diventati un luogo da temere a causa dei preti pedofili, e qui va capito fino a che punto ci sia questa situazione, ma per questo c’è la giustizia. E allora più che la fede, cosa difficile oggi, bisogna far capire a questi giovani ad avere fiducia di se stessi, bisogna avere un amore verso la vita che la nostra famiglia ci ha dato, o se vuoi Dio, bisogna farlo loro capire fin da piccoli perché molti si sento immortali. Nella canzone ripeto “Io no” per sottolineare il fatto che questi ragazzi pensano di avere la situazione sotto controllo.

Il tuo discorso coglie nel segno, chi ha una dipendenza non si rende conto ed è convinto di avere tutto sotto controllo e di poter smettere quando vuole.

Purtroppo tutto viene alimentato da questa crisi profonda che non è solo economica ma sociale. Questi ragazzi che hanno delle famiglie sfasciate, magari un padre che non ha più lavoro come fa a relazionarsi con i figli con serenità? Dovrebbe farlo, ma è difficile. Come fa un ragazzo ad affrontare la ricerca del lavoro o pensare di studiare in queste condizioni? Però bisogna lo stesso fare uno sforzo, enorme.

Come dici tu facendo gruppo, e credo andando oltre le appartenenze politiche e religiose.

Non possiamo essere più individuo, basta con i monolocali e le mono-dosi. Dobbiamo tornare ad essere gruppo.

L’attività artistica e l’essere madre si amalgamano o le vivi in modo separato? Quale delle due si impone?

La madre. Se ho un appuntamento di lavoro pomeridiano, una diretta televisiva o la registrazione di un video che mi tiene fuori parecchie ore, quando rientro e le bambine fanno i bagnetti, divento la mamma. Naturalmente ho un aiuto, non potrei altrimenti, ma appena rientro faccio immediatamente la mamma. Ci sono anche i sensi di colpa per esser lontana, questo è un tema di confronto con le mie amiche mamme, che non sono per forza cantanti; il lavoro è qualcosa in più rispetto alla famiglia, è qualcosa che abbiamo voluto fortemente, ci siamo emancipate, però quando arriviamo a casa c’è la vera realizzazione.

Quanto ti ha ispirata l’essere madre per scrivere musica?

L’essere mamma mi ha aiutata ad essere più forte, a prendere il mio lavoro con più sobrietà. Amavo questo lavoro così tanto che quando qualcosa non andava per il verso giusto mi si piegavano le ginocchia, mi sentivo affranta. Invece l’essere mamma e la vita di coppia mi ha insegnato a ridimensionare. Oggi prendo il lavoro addirittura con più entusiasmo come se stessi iniziando nuovamente.

Come vedi le donne di oggi, ci si può unire per un comune cammino? Le donne sanno fare gruppo?

Le donne possono fare gruppo, basta un piccolo sforzo, se approfondisci l’amicizia con delle donne ti rendi conto di quanto sei forte. Gli uomini per quanto possano essere potenti, intelligenti, intraprendenti e saggi, hanno dei lati deboli ancor più di noi. A volte sono “divette”, passami il temine, si fanno delle pippe mentali incredibili, le donne insieme sono invece una forza della natura. Nel mio piccolo ho avuto la prova, facendo amicizia con alcune donne per spirito anche di sopravvivenza ci siamo messe insieme tutte quante: non solo abbiamo superato la situazione ma siamo rimaste unite.

© Riproduzione vietata

TELEFONO ROSA: 25 ANNI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Intervista a Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono rosa

Posted on 

 logo tel

Telefono Rosa nasce nel 1988, nel 1990 diventa associazione e nel 2006 una ONLUS. Quest’anno per i 25 anni di attività ha ricevuto una targa di riconoscimento dal Presidente Napolitano.

Ascoltare le donne per aiutarle a denunciare laviolenza, anche quella meno evidente, subdola ma atroce, alla quale sono sottoposte quotidianamente, è la loro missione. Telefono Rosa è ormai una rete sul territorio nazionale, le consulenze sono gratuite e le operatrici sono volontarie. La ONLUS è ormai un pilastro della nostra società e per tenere viva l’attenzione su questa importante attività ho incontrato la Presidente e socia fondatrice Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.

Dobbiamo lavorare sulla cultura ma anche sulla creazione di nuove leggi per far sì che lo sterminio delle donne venga a cessare. Lei come Presidente di Telefono Rosa cosa ci suggerisce?

Sono d’accordo, è importante lavorare sulla cultura come ad un miglior funzionamento della giustizia. È importante ricordare che la cultura e la preparazione che dobbiamo dare ai ragazzi è essenziale. Aggiungo una cosa, e non giustifico con questa affermazione il violento: quando ci accorgiamo che qualcuno è violento o ha un comportamento al di sopra delle righe, dobbiamo intervenire. Penso a quella ragazzina che in Calabria due settimane fa è stata uccisa e poi le è stato dato fuoco: il ragazzo mostrava segni di grande intemperanza da diversi mesi, se qualcuno lo avesse convinto ad incontrare uno psicologo avremmo, forse, evitato questo nuovo femminicidio! Credo che attraverso la crescita culturale si possa riuscire a stroncare questa piaga, ma nell’immediato dobbiamo cercare di parlare con il violento.

moscatelliDobbiamo avere una cultura di maggior solidarietà, questa un po’ manca.

Manca, ha ragione.

Una cosa fastidiosa venutasi a creare è che del femminicidio se ne fa un business…

Anche della violenza in famiglia se ne fa un business. Aggiungo un particolare: manca anche la preparazione. Nella mia lunga esperienza, ho visto cambiare la violenza nel tempo e ho notato una cosa importante: l’interesse degli uomini verso questo tipo di reato, qui vediamo donne accompagnate dal padre o dal fratello che danno loro un sostegno.

Questo è molto positivo!

Altroché! Quindi oggi siamo saliti su questo carro ma chi ci è salito è veramente preparato e convinto nella battaglia che dobbiamo portare avanti?

Questo è un atteggiamento critico che tutti dovremmo e dovrebbero assumere.

Io per prima non mi posso adagiare sul fatto che sono 25 anni che mi occupo di violenza.

Lei non si sottrae giustamente alla critica…

No, anzi dico che certe volte devo allargare il mio modo di vedere.

Come Telefono Rosa avete nuovi progetti?

Stiamo concludendo un progetto iniziato tempo fa, di preparazione del personale medico e paramedico negli ospedali e nei pronto soccorso: la preparazione in questi punti nevralgici, dove vanno le persone nei momenti di estremo bisogno, è importante.

Non devono essere in grado di curare solo le ferite del corpo ma di comprendere anche quelle dell’anima.

Sì, devono essere in grado di comprendere ciò che sta succedendo perché molto spesso la donna non te lo dice apertamente, ma cerca in qualche maniera di mandarti un messaggio e tu devi essere capace di intercettarlo.

L’altro progetto su cui stiamo lavorando, mi sta molto a cuore, si tratta dei giovani: la violenza assistita. Avendo una casa di accoglienza ci siamo accorti che i bambini, maschi e femmine che hanno assistito alla violenza all’interno della famiglia, sono soggetti bisognosi di sostegno. I maschi devono capire che l’esempio avuto non è da seguire e le femmine che l’atteggiamento remissivo della mamma non deve ripercuotersi su di loro per non diventare le future vittime.

La cultura è quindi importante.

Sì, in una società che è tutta violenta. Sottolineiamo però un’altra cosa: non tutti gli uomini sono violenti.

Certo, lo sottolineiamo con forza!

E chiederei un altro piccolo sforzo: che gli uomini partecipino di più a questi progetti.

Per chiamare Telefono Rosa: 03 37 51 82 82

© Riproduzione vietata

 Maria Giovanna Farina

LA MUSICA DEL CUORE: INTERVISTA A KAYE-REE

key

 

 

Kaye, quando hai iniziato a creare musica? Cosa rappresenta per te la musica?

Ho iniziato come cantante quando avevo 18 anni e a 24 a scrivere la musica con Felix, il mio co-writer. La musica è il mio elemento, la mia aria, la mia anima, la mia vita! Quando faccio musica cerco di dare energia positiva alle persone che stanno lavorando con me e che stanno ascoltando: ottengo così l’energia positiva di ritorno da tutti e tutto. Ecco perché in Germania ho anche chiamato la mia etichetta “Reelement Records

Sei nata da padre iraniano e madre tedesca: come convivono queste due culture nella tua anima?

La copertina del nuovo disco di Kaye-Ree “New Air”

Queste due culture sono sicuramente combinate nella mia anima. Anche se avevo solo un anno e mezzo quando ci siamo trasferiti dalla Persia alla Germania, a volte mi sento più persiana che tedesca. Credo sia il diverso tipo di educazioneche ho ricevuto da bambina, del fatto che i miei parenti persiani hanno vissuto molto vicini a noi e siamo stati circondati da tanti membri dellafamiglia persiana: cibo, musica e stile di vita persiani! Anche se ho frequentato quasi allo stesso modo il lato tedesco della famiglia, mi sono sempre sentita “diversa” da loro e quando qualcuno mi chiede, ancora oggi, da dove vengo, rispondo: “Sono originaria della Persia, cresciuta poi in Germania”. Non sto assolutamente negando la mia parte tedesca perché l’apprezzo molto, ma mi sento cosmopolita, grazie a tutti i viaggi che stiamo facendo come musicisti, le diverse culture da cui siamo circondati e le tre o cinque lingue che parlo ogni giorno.

La musica è sufficiente per conoscere ed amare se stessi?

La musica non è sufficiente per conoscere e amare se stessi. La vita mi insegna a conoscere e ad amare me stessa! Amici, famiglia, amore, diverse situazioni… tutto mi aiuta a crescere e ad imparare ad amare me stessa. Ho una bella vita e cerco di imparare da ogni situazione, quando è possibile. Amo amare e cercare di amare il più possibile! Gli altri, come me stessa.

Kaye-Ree pensa anche alla solidarietà, è attiva in varie organizzazioni come quella per le vittime del terremoto di Haiti e il Go-Ghana-Project. Le sue radici persiane la rendono attenta in particolar modo ai diritti delle donne supportando One Billion Rising. È inoltre coinvolta con passione nella missione “Alma Terra E.V.” che aiuta bambini bisognosi dell’Afghanistan e Tanzania.

Maria Giovanna Farina

© Riproduzione vietata

Carolina Rey: ascoltiamo i ragazzi

Posted on 

Carolina Rey - Tiggì Gulp - 07/01/2013

Intervista a Carolina Rey, la giovanissima e talentuosa conduttrice di TIGGI GULP quest’anno in onda a LA TV RIBELLE (Rai Gulp), ora anche sul web con le puntate social del programma.  Nella nuova edizione la conduttrice gestisce in studio il dibattito fra ragazzi di 10-13 anni su temi di attualità consoni alla loto età. I ragazzi commentano anche i molti servizi filmati realizzati dall’inviata della TV Ribelle in cui è approfondito il tema della puntata e ascoltano il parere di adulti ed esperti. La puntata “live” anche sul portale di Rai Gulp www.raigulp.rai.it

I giovani sono il futuro del mondo e tu fai un lavoro bellissimo, pedagogico e di intrattenimento, cogli delle differenze nelle riflessioni dei ragazzi rispetto alle tue di quando pochi anni fa avevi la loro età? Quale utilità intravedi nel nuovo programma?

La prima differenza che riscontro tra me qualche anno fa e i ragazzi con cui mi confronto adesso, è la consapevolezza. Questi ragazzi sono consapevoli di tutto quello che gli succede sia direttamente che indirettamente a partire dalla politica fino ad arrivare agli eventi riguardanti la famiglia. A 12 / 13 anni non ricordo la mia idea sulla politica, ero meno consapevole della vita che mi circondava, ero più chiusa nel mio piccolo mondo. I ragazzi di oggi invece sono più informati; in trasmissione c’è un ragazzo di 13 anni che potrebbe benissimo intrattenere una conversazione lunga ore sulla politica interna del nostro paese, così come sulla crisi. L’utilità del programma LA TV RIBELLE è quella di entrare nel mondo dei ragazzi, di ascoltarli. Molte volte si sente dire che i giovani non comunicano, che non hanno idee, in realtà sono gli stessi adulti a non ascoltarle…Molte volte mi è capitato di sentir dire dai “miei ragazzi” che i genitori o i professori non li ascoltano, non gli danno voce … ecco noi siamo lo strumento per dare voce alla voce dei ragazzi, perdonate il gioco di parole! Ogni giorno con loro imparo tantissime cose, ho guardato il mondo da punti di vista che prima non conoscevo neanche, i bambini possono insegnare agli adulti molto più di quello che pensiamo. Sotto questo aspetto il programma è utile anche ai genitori che hanno la possibilità di sentire degli esperti ma soprattutto di avvicinarsi ai propri figli.

Secondo la tua esperienza cosa manca agli adolescenti di oggi?

Agli adolescenti di oggi a mio avviso manca la possibilità di comunicare veramente con i loro coetanei, nel mondo di oggi dove la comunicazione è il pane quotidiano di tutti grazie ai social network ai ragazzi manca proprio la discussione, la possibilità di un confronto faccia a faccia. E poi direi che gli manca il “gioco” quello artigianale e quello sano e all’aria aperta. Si vedono raramente aquiloni o bambini al parco a saltare la corda, è più facile vederli con un iphone in mano.

Carolina con i ragazzi in studio

Che differenza riscontri tra maschi e femmine?

Maschi e femmine, beh qui non distinguerei i bambini dagli adulti, le differenze sono sempre le stesse. Le femmine sono più sentimentali, sognano il principe azzurro e la realizzazione del loro grande sogno, i maschi sono più realisti, inseguono il desiderio di una professione e rifiutano l’idea che esista il grande amore.

Che rapporto hanno con i social network? Come vedi il futuro di questo media?

I social network sono una grandissima invenzione che ha unito i confini del mondo; per quanto riguarda i ragazzi però, secondo me i social network li penalizzano, li estraniano dalla realtà, soprattutto perché a differenza degli adulti non hanno il senso del limite. Bambini e ragazzi passano ore ed ore davanti al computer perché lì si sentono protetti, tutelati e non giudicati, si creano una realtà parallela che li conforta e trascurano quella vera. Nell’età dello sviluppo in cui la personalità è tutta ancora da formare, trascurarne degli aspetti penso che sia nocivo per la crescita del ragazzo.

Sorriso di donna è il titolo di questo blog magazine nato nella speranza che tutte le donne possano ritrovare il sorriso: che rapporto hai con questa manifestazione umana?

Sono molto vicina alle cause che hanno ad oggetto la tutela delle donne. Penso che il sorriso sia un diritto di tutti, delle donne, degli uomini e dei bambini e penso che chiunque ne abbia la possibilità debba adoperarsi per aiutare il prossimo. Oggi sentiamo parlare sempre più spesso di donne maltrattate, di donne picchiate, uccise, donne a cui vengono negati i propri diritti fondamentali; ritengo che battersi per risolvere e migliorare le loro condizioni sia un dovere e una responsabilità di tutti. Abbiamo grandi esempi sia attuali che del passato di donne che hanno lottato (ultimamente mi piace ricordare il caso di Malala la ragazza pakistana che ha lottato per il suo diritto all’istruzione) penso che tutte le donne debbano nel loro piccolo lottare per contrastare le ingiustizie che subiscono.

Maria Giovanna Farina

© Riproduzione vietata

 C.R. in nero

Cristiana Pegoraro, musicista e non solo

Cristiana Pegoraro, pianista e compositrice di fama internazionale, è la prima donna italiana al mondo ad eseguire il ciclo integrale delle 32 Sonate per pianoforte di Ludwig van Beethoven. Nel 2013 ha ricevuto dal sindaco Gianni Alemanno il Premio Simpatia per la sua eclettica attività artistica e di ambasciatrice della musica nel mondo. Ideatrice, Presidente e Direttore Artistico del Narnia Arts Academy, nato per amalgamare musica, arte, studio e turismo, unendo cultura e territorio in una innovativa formula interdisciplinare, sta diventando un polo di riferimento per la musica. La Pegoraro è ambasciatrice Unicef.

Pegoraro_due

 

Da quando avevi cinque anni suoni il pianoforte, la musica è più femmina o più maschio?

La musica non ha sesso… ma è più maschio che femmina.

Per quale motivo?

Forse perché i musicisti nella storia sono stati tutti maschi. Sono tante le femmine che studiano uno strumento, ma poi quando arrivano a 16-17 anni vanno avanti solo i maschi. La donna ad un certo punto si fa una famiglia, quindi sono più i maschi che arrivano al concertismo. Ma ora anche le femmine si stanno dando da fare.

Beh, tu sei un bell’esempio! Il tuo sorriso è una vera e propria emanazione positiva, come vivi questa importante manifestazione umana?

Il sorriso è comunicazione, comunicare allegria soprattutto positività è molto importante. Si dovrebbe fare di più perché la gente è troppo spesso immusonita.

Tu sei madrina di iniziative volte a combattere la violenza sulla donna, quali sono i nuovi progetti?

Ci saranno altri eventi relativi a questa tematica sociale. Da pochissimo, da un paio di settimane, sono ambasciatrice Unicef per cui le prossime occasioni saranno legate a questo incarico. Una delle più urgenti ed importanti riguarda le bambine e i bambini della Siria vissuti dalla nascita in un contesto di guerra.

Sei ottimista per il futuro di un maggior rispetto delle donne?

Sì, sono ottimista. Penso che molto sia nelle nostre mani: dobbiamo darci una svegliata, dobbiamo denunciare e non tenere la testa bassa. Molti casi di violenza nascono dal fatto che si sta lì a subire, se l’uomo vede una donna forte se ne approfitta di meno. Il lupo mannaro esisterà sempre, ma se si ha qualche arma in più per combattere… Ci sono situazioni che si potrebbero arginare con maggiore forza da parte delle donne.

Non bisogna farsi prevaricare a partire dalla piccole cose

Sì, certo. Dipende molto dalle donne anche il fatto di comportarsi in modo più rigido con i maschi. Loro ci penserebbero molto prima di metterti le mani addosso.

Quindi siamo noi a dover educare i maschi?

È la mamma che educa il bambino e se lo educa bene da grande non sarà un violento nei casi peggiori, non dimentichiamo che esiste anche la violenza psicologica.

Amore e amicizia, le tue definizioni

L’amore è la cosa più bella, quello grande profondo e senza confini. L’amicizia è essenziale nella vita, il tutto condito con affetto e rispetto dei valori dell’essere umano. L’amore può andare e venire, l’amicizia se è vera amicizia rimane sempre.

 

Pegoraro_uno

Quale domanda non ti hanno mai fatto e alla quale vorresti rispondere?

Una domanda potrebbe essere? – Come mi pongo io di fronte a certe gelosie soprattutto delle donne? – La risposta – Le donne possono essere molto cattive. Se la donna ti è amica, vera amica, lo resta per tutta la vita, ma sono rare queste esperienze. Mi sono trovata spesso ad aver a che fare con la gelosia altrui, con persone che mi hanno messo i bastoni tra le ruote –

Questo discorso che stai facendo è utile per confrontarsi, molte donne possono trovare nelle tue parole uno spunto, un suggerimento. Come ti sei posta di fronte all’invidia femminile?

Certe cose fanno male, ma è utile anche ascoltare la sofferenza. Mi sono detta – Se hai raggiunto un successo nella vita è perché ti sei data da fare con le tue forze, nessuno ti ha aiutata e ne devi andar fiera –

Seconda cosa – Se le persone avessero più cose da fare avrebbero meno tempo per essere invidiose –

Personalmente ho così tanto da fare che non ho tempo per essere invidiosa. Alla fine ciò che conta è sapere chi sei veramente, andare avanti e …peggio per loro!

Mi sembra un ottimo suggerimento: fate di più e impegnate il vostro tempo. Un ottimo antidoto per combattere l’invidia.

Appunto!

Maria Giovanna Farina    Gennaio 2014 © Riproduzione vietata

Per maggiori informazioni su concerti e attività, ecco il suoi sito

http://www.cristianapegoraro.com/

Amanda Lear: Visioni di una pittrice

Continuano le mie interviste ai personaggi della cultura e dello spettacolo. Ecco il mio incontro con Amanda Lear al vernissage della sua mostra milanese. Le foto scattate sono di Gina Di Dato.

Donna di spettacolo, cantante e prima ancora modella di Salvador Dalì: Amanda Lear ci fa conoscere il suo lato più intimo, quello di pittrice. L’ho incontrata durante il vernissage della personale milanese alla galleria Milano Art Gallery Spazio Culturale di via Alessi. Tante opere danno il titolo alla mostra: Visioni. Le zone della sua anima rappresentate sulla tela sono la rielaborazione intima di grandi miti della grecità per lei importanti “luoghi di ispirazione” per “parlare” della sua personale visione del mondo: da Penelope e Ulisse fino ad un azzurro Jimi Hendrix.

continua su: http://www.fanpage.it/amanda-lear-visioni-di-una-pittrice/#ixzz2auNxbSh9
http://www.fanpage.it

di fronte al quadro di Jimi Hendrix

di fronte al quadro di Jimi Hendrix

 

Intervista ad Enrico Vanzina

sì-1VANZINA sistemata

L’ironia è un’importante caratteristica della mente in grado di superare ostacoli, barriere, stanchi pregiudizi. L’abbiamo conosciuta nel suo significato profondo, maieutico e terapeutico grazie alla figura filosofica di Socrate, il primo filosofo occidentale ad occuparsi dell’anima umana. Della parte nascosta, l’interiorità, quella zona del nostro essere non visibile ma capace di influenzare noi stessi e gli altri. Parlare di ironia è utile se, come penso da molti anni, lo si fa in modo utile a tutti. Per questa ragione ho intervisto il noto sceneggiatore Enrico Vanzina “maestro” dell’ironia e allievo di Socrate.

Quanto conta l’ironia nella nostra vita? Ho voluto chiederlo ad Enrico Vanzina, uno dei maestri del nostro cinema, e con l’occasione sapere qualcosa in più sul suo approccio alla scrittura.

Enrico Vanzina, infatti, è scrittore, sceneggiatore di celebri film, ma anche di pièce teatrali e di numerosi articoli. Nel 2013 ha debuttato con un giallo Il gigante sfregiato (ed. Newton Compton): il suo primo romanzo.

Cosa ti ha spinto a scrivere un giallo: il desiderio di sperimentare non finisce mai?

Ho scritto qualcosa come tremila articoli su varie riviste, dal Corriere della Sera al Messaggero e cinque libri, ma non avevo mai scritto un romanzo: praticamente ci ho messo quarant’anni. L’anno scorso mi sono svegliato una mattina con la trama in testa e stranamente questa trama era di un genere che io adoro, sullo stile del noir americano di Chambers: avevo la trama davanti agli occhi e l’ho scritto.

continua su: http://www.siamodonne.it/siamodonne/2013/07/intervista-enrico-vanzina/