“Le dee del miele”: una storia di donne inconsapevolmente eredi delle antiche Dee

C’era un tempo in cui Dio era Donna.

Anni che si declinano in epoche durante le quali Dee bellissime, misteriose ed enigmatiche erano tramite fra terra, mare e cielo.

Dee della Luna e del Sole.

Signore della saggezza, della profezia e della fertilità.

Amazzoni che cullavano in tempo di pace, Sibille intente a raccontare una fiaba, Regine dei nembi che dispensavano consigli.

Janas che tessevano sui telai della Storia, Parche che annodavano e non solo tagliavano, affinché il futuro fosse uno scialle da ricamare.

Sacerdotesse che, in templi investiti dal Sole o in anfratti celati dalle tenebre, erano riconosciute figlie mortali di esseri divini e, al contempo, ventri, quando l’Eterno sedeva alle loro mense e giaceva nei loro letti, rendendole madri benedette.

Vergini e Madri, sacre per il solo fatto di essere femmine, tramite fra il finito e l’infinito, fral’ieri e l’oggi, fra la vita e la morte.

Ci fu, poi, un’epoca in cui le donne erano Streghe.

Iniziò in modo subdolo, come un abbraccio che si traduce in un graffio, e si allargò come macchia purpurea, per poi palesarsi come olio di sangue che rianimava il fuoco delle pire o grondava, copioso, dalle mani dei giudici e degli assassini.

Le Streghe, infatti, erano le donne che turbavano i sogni degli uomini i quali temevano il proprio peccato, che lo sentivano, la notte, contorcersi diabolico nei propri corpi che mai daranno vita, ma possono avere il potere sulla morte.

Ho voluto raccontare la storia della mia famiglia, di quattro donne inconsapevolmente dee, che nutrivano di se stesse e di miele, ossia del cibo per eccellenza citato dai libri sacri, destinato ai popoli eletti, poiché capace, in ogni stagione dell’anno e del Tempo, di stemperare l’odio nell’amore e la tristezza nella serenità, donando il dolce senza annullare il retrogusto amaro dell’esperienza”.

Cit. da “Le dee del miele” Fenu

Le dee del miele”, edito con Milena Edizioni nel 2016, è una saga familiare, ispirata alla realtà, che si snoda nel corso di tutto il Novecento, in una Sardegna intrisa di mito e memoria, dove vivi, spiriti, fate e demoni convivono sotto la luce femminea della Luna e dove spetta al mondo muliebre vegliare sulla vita e sulla morte.

Vi fu un tempo e un luogo in cui essere donne non era condanna all’inferiorità e alla reclusione e gli uomini non rapivano prede di guerra e sul loro corpo stabilivano alleanze; vi fu un tempo e un luogo in cui essere donne conferiva un sacro potere. E di quel non-tempo e di quel non-luogo mitico, noi, figlie della progenitrice, siamo eredi.

Quattro sono le donne protagoniste del romanzo: Caterina e Lisetta, fanciulle che diverranno consuocere; Marianna, figlia adottiva di Lisetta; Eva, figlia di Marianna.

Creature diverse fra loro, per ceto sociale e vissuto, ma legate dai fili del destino fino a divenire parte l’una dell’altra, tramite un cordone ombelicale di sangue, luna, farina, miele, mistero, esoterismo e agnizioni.

Eva, l’ultima nata, intenta a riannodare il filo rosso di mestruazioni, parti e aborti delle sue antenate fino a scoprire il vero segreto del “dono” di famiglia, ossia “quello di andare oltre le cose e nelle cose, per vedere ciò che si ha bisogno o volontà di vedere, per colmare il vuoto delle assenze, per essere capaci di creare e muoversi verso l’infinito”.

Una storia, dunque, di Donne, nelle quali ogni aspetto della femminilità trova corrispondenza.

Donne Madri, nell’accezione più completa e totale del termine, forti come Dee, capaci di rinascere dopo infinite eclissi.

Donne Mamme, lune piene, dolci come miele.

Dee del miele.

Emma Fenu, “Le dee del miele”, Milena Edizioni 2016.


sito web: http://emmafenu.wix.com/ledeedelmiele

Chi è Emma Fenu

Emma Fenu, nata e cresciuta respirando il profumo del mare di Alghero, ora vive, felicemente, a Copenhagen, dopo aver trascorso un periodo in Medio Oriente. Ogni cinque anni, per esigenze lavorative, cambia nazione o continente.

Laureata in Lettere e Filosofia, ha, in seguito, conseguito un Dottorato in Storia delle Arti.

Scrive per lavoro e per passione.Si occupa da anni di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia; recensisce libri e intervista scrittori per vari siti web; presiede un blog, “Cultura al femminile”, tiene corsi di scrittura creativa e insegna lingua Italiana agli stranieri.

Ha precedentemente pubblicato il saggio “Mito e devozione nella figura di Maria Maddalena” e il romanzo – inchiesta “Vite di Madri. Storie di ordinaria anormalità”. “Le dee del miele” è il suo ultimo libro.

emmafenu.wix.com/ilcastellodei-libri

emmafenu.wix.com/vitedimadri

Irrational man di Woody Allen

irrrational manIrrational man l’ultimo film di Woody Allen. Ho riflettuto parecchio prima di scrivere questa recensione perché dopo la sua bella pellicola Midnight in Paris del 2011 ero rimasta un po’ delusa da Bleu Jasmine del 2014 infatti il titolo del mio scritto di allora era “Bleu Jasmine, promossa l’attrice bocciato il film”. Allen metteva in ridicolo la psicoanalisi e la cosa non mi era piaciuta perché le generalizzazioni sono antifilosofiche: se qualche psicoanalista è incapace non è detto che lo siano tutti. Bene, con questo nuovo film ha messo alla berlina i filosofi. Questo è troppo! Vale lo stesso argomento, ci sono filosofi poco affidabili che non sanno applicare la filosofia alla vita… ma il suo personaggio è un idiota patentato che non ne combina una giusta. Intreccia una relazione con una studentessa, è dedito all’alcol, non ha più interesse per la vita, ma quando decide di uccidere un uomo torna energico come non mai… leggete la trama in rete. Io mi rifiuto di andare oltre e non riesco a sorridere nemmeno pensando che sia un suo tentativo di ironia surreale. Nell’attesa e nella speranza che Allen possa leggere questa recensione, mi auguro di vedere un suo prossimo film degno della sua arte. Magari qualche seduta dal filosofo potrebbe istruirlo meglio sull’argomento.

Nel suo libro La formazione dello spirito scientifico, il filosofo Gaston Bachelard ci racconta che un epistemologo irriverente disse che i grandi uomini sono utili alla scienza nella prima metà della loro vita, ma nocivi nella seconda. Possiamo applicarlo anche alla filmografia…

Maria Giovanna Farina © Riproduzione riservata

Alda Merini, autobiografia di un incontro

Alda Merini, la poetessa dei Navigli di Aldo Colonnello ed. Meravigli

alda

Aldo Colonnello in questo libro ci ha trasmesso il suo amore profondo per Alda e per la sua produzione poetica. Il racconto autobiografico, dei giorni, delle ore, degli istanti in cui ha frequentato con intensità Alda Merini, si legge tutto di un fiato. Poi la storia ti conduce ad essere ri-letta per non fermarsi alla sola emozione bensì per scorgere tutti gli aspetti di una personalità intrigante, quella della Poetessa. Un libro emozionante e sincero dove la figura della Merini emerge, ma non si limita solo ad apparire fa di più: esce dalle pagine e ti sembra di incontrarla, di percepirne il profumo, quasi di sfiorarne una mano. Incontri una donna vera senza finzioni che sceglie gli amici a seconda delle impressioni che avverte. Non tutti sono accettati nella sua casa, una libertà da prendere a modello. Una libertà che ha saputo conquistarsi dopo le catene del manicomio.

Il libro ci fa conoscere una donna semplice, complessa, generosa, spontanea e sincera. Una persona che senza formalismi si arrabbia e perdona, una donna in cui gli opposti convivono. Una autentica, una madre nel corpo e nell’anima che sa amare ed ascoltare gli altri. Una persona che tutti avremmo dovuto incontrare, l’autore grazie alla scrittura ci regala questa opportunità.

Maria Giovanna Farina

20150415_211158

con Aldo Colonnello durate la serata alla Galleria Rusconi Spreafico EXPO

gu

Amata per caso: quando si diventa figli adottivi

Posted on 

Amata per caso, Stefano Zecchi, ed. Mondadori 2004

Zecchi

Amata per caso è un romanzo scritto da un professore di filosofia che sa magistralmente diluire nel racconto la riflessione filosofica. È la storia di Malini, una bambina indiana nata in uno sperduto villaggio in una poverissima famiglia e venduta dai genitori all’età di sette anni. La sua è una vicenda commuovente che mette in risalto la tragedia della povertà e insieme il tema dell’adozione, argomento su cui è importante riflettere al di là delle solite considerazioni. Stefano Zecchi, grazie ad una abilità di penetrazione psicologica e ad una profonda conoscenza dell’animo umano, riesce a mettere in contatto il lettore con il mondo interiore di una bambina che di colpo si trova insieme ad uno sconosciuto, un vagabondo che l’ha comprata per farla esibire insieme a lui come artista di strada. Il viaggio verso la vera e propria adozione sarà lungo e, come una reale gestazione, comporterà l’attesa travagliata e dolorosa….finché ci sarà la svolta ed un altro percorso condurrà Malini a Milano verso una nuova vita. La piccola indiana dovrà attraversare molti lati sconosciuti del mondo degli adulti, colpevoli violatori di ogni diritto alla libertà di essere piccoli e che cinicamente usano i bambini come merce. amata per caso

Un romanzo, come del resto non è difficile immaginare, che sa essere anche filosofia applicata alla storia di Malini e che ci fornisce delle motivazioni per prendere in considerazione l’idea di diventare genitori adottivi. Possiamo chiederci: “È necessario partorire un bambino per sentirsi genitori? Il vero atto d’amore è tendere una mano a qualcuno in cerca d’amore e accudimento, o ri-cercare con spasmodica fissazione un bimbo che non riesce a nascere?”. Il libro, che si legge in un fiato, può fornirci il primo passo verso le risposte a questi interrogativi mettendo in risalto il significato originario dell’essere madre e padre: due persone che ti fanno crescere per essere libero di prendere al momento giusto la tua strada. Un libro da leggere per nutrire la spiritualità e da suggerire come riflessione a chiunque desideri diventare genitore.

Maria Giovanna Farina  www.mariagiovannafarina.it

Gennaio 2014 © Riproduzione vietata

 

Animo infantile e altri racconti

Posted on 

Hesse

Animo infantile e altri racconti è un’opera giovanile di Hermann Hesse (1877-1962) che già contiene profonde riflessioni raccontate con uno stile squisito fatto di termini sempre azzeccati e di una scrittura che sa condurti in modo sublime ad esplorare gli angoli più nascosti dell’anima. La vicenda personale dello scrittore, fatta di seri disturbi psichici, lo conduce in cura dallo psichiatra e psicoanalista svizzero Carl G. Jung. Infatti in tutta l’opera di Hesse, non solo in questo scritto, non è difficile scorgere il tentativo di elaborare attraverso il racconto le sue problematiche personali. In Animo infantile troviamo alcune storie che prendono in considerazione pensieri, desideri e aspirazioni di molti di noi, ma proposti in modo tale da permetterci di osservarli e valutarli come se ci appartenessero: Hermann sa farti diventare parte della storia. Non a caso fu premiato con il Nobel nel 1946.

Nel primo racconto, Animo infantile che dà il titolo all’opera, emerge tutta la durezza di un’educazione troppo rigida e foriera di un eccessivo rigore morale: quale bambino, come quello del racconto, di oggi si procurerebbe un tale forte senso di colpa da sentirsi un criminale solo per aver rubato dei fichi secchi dalla camera del padre? Qui appare tutta la vicenda interiore di chi interroga i suoi impulsi e diventa uno spunto per riflettere su questo rubare che non ha nulla di criminale ma tanto di simbolico.

Segue il secondo racconto, Klein e Wagner, è la storia di un uomo che per dare una svolta ad una monotona vita famigliare sottrae del denaro al datore di lavoro e fugge in Italia con la speranza di trovare una nuova identità, ma la fuga gli darà quello che spera di trovare?

Il terzo racconto, Il miglioratore del mondo, è la storia di un giovane architetto che si fa abbagliare da un ideale utopico e crede di poter abbandonare la vita a cui è “predestinato” senza riportare alcuna conseguenza.

Possiamo notare come in tutti e tre i racconti siano racchiuse le maggiori difficoltà dell’esistenza:

1) La crescita 2) L’illusione 3) La fuga dalle responsabilità.

Hermann Hesse sa raccontare le esperienze già elaborate in modo che il lettore possa trarne spunto per mettere ordine nel proprio mondo interiore, tutto ciò mantenendo viva la propria capacità critica.

Maria Giovanna Farina www.mariagiovannafarina.it

Gennaio 2014 © Riproduzione vietata

Ogni giorno vale una vita: parla Lucilla Bossi l’autrice del libro

Posted on 

ogni-giorno-vale-una-vita_copertina_2D_in_caroselloLucilla Bossi, autrice del libro Ogni giorno vale una vita ed. Mondadori, è Presidente della Confederazione Parkinson Italia. Laureata in Filosofia ha pubblicato questo libro autobiografico dove la malattia viene narrata nel vivere quotidiano, ma non è un libro sul Parkinson, bensì uno scritto dove emerge una vita piena di tutto: il suo lungo percorso, da ballerina della Scala a quello di avventurosa ragazza fino al matrimonio e la maternità, e poi la scoperta a soli 36 anni di essere malata. Un libro da leggere per la bellezza della sua scrittura, per la forza interiore che traspare dalla penna dell’autrice, per confrontarsi con una vita ora difficile ma VIVA: nonostante. Lucilla Bossi è un esempio di forza, determinazione e coraggio: un utile confronto per ognuno di noi.

Maria Giovanna Farina

Ecco il suo suggerimento alle donne scritto per Sorriso di donna

Se osservo la metà femminile dell’umanità – quella di cui ho una conoscenza diretta ovvero le donne che risiedono nel mondo occidentale – vengo colta da sentimenti contrastanti di ammirazione e di rabbia. L’ammirazione è dovuta alle donne che incontro ovunque quotidianamente: serie, intelligenti, responsabili, intente ad espletare con cura le mansioni di loro competenza. Poi leggo dell’ennesima donna massacrata dall’ennesimo maschio violento e mi ritrovo una furia. Infatti mi è difficile non pensare che almeno una parte di quegli efferati delitti avrebbe potuto essere evitata. E tanto per incominciare non dovremmo dimenticare che “femminicidio” è solo un’etichetta utile a generalizzare ma che quelle di cui la cronaca ci porta a conoscenza sono sempre storie di una certa donna e di un certo uomo uniti da un certo legame che è loro e loro soltanto. Ed è, a mio avviso,  soltanto indagando ed analizzando la natura di questi legami che – forse –  potrebbe esser possibile intuire qualcosa di queste incontenibili esplosioni di violenza assassina. C’è un momento, quando un uomo e una donna si sono appena incontrati in cui tutto si ferma, tutto è come sospeso: tutto è ancora possibile, nulla è ancora deciso. Io credo che se l’uomo che ha davanti è il suo futuro possibile carnefice, il momento, l’unico momento in cui una donna può salvarsi sia questo: qualche cosa affiora alla coscienza, è solo un attimo ma è sufficiente a riconoscere il pericolo e a mettersi in salvo. Attenzione, però, prima dell’erompere della passione, prima che la relazione sessuale si instauri. Dopo tutto sarà molto più difficile e, il più delle volte, irrecuperabile. E la cosa forse più grave, la spia chea livello della coscienza collettiva femminilequalche cosa ancora proprio non va è, a mio avviso, in “Zapatos rojos” la mostra itinerante di 113 scarpe rosse che, se da un lato ha avuto il merito di focalizzare l’attenzione sul problema lascia le donne con l’impressione che qualche cosa di importane e decisivo sia stato fatto. Invece non solo non è stato fatto niente ma l’illusione di avere fatto un gesto clamoroso foriero di chissà quali sviluppi confonde le donne e le trattiene  dal fare l’unica cosa che potrebbe rappresentare un cambiamento reale: riconoscere dentro di sé la propria sotterranea fragilità ovvero i modi della loro imprudenza, perché io faccio fatica a credere  che, almeno inalcunicasi, quelle donne non abbiano avuto un qualche ruolo nella loro tragica fine. Un uomo non  si trasforma in un assassino per “amore”, è già assassino PRIMA, MOLTO PRIMA, è già un assassino quando quella povera ragazza innamorata dell’amore gli si concede sventatamente…  Fermati! Che tu sia FIGLIA, SORELLA, AMICA… FERMATI, non andare un solo passo più in là. NON FARLO, perché DOPO sarà troppo tardi. È perché può bastare  un solo incontro a creare tra un uomo e una donna la menzogna romantica dell’amour passionche tutto giustifica mentre il brividino della trasgressione camuffa il tutto da “incontro del destino”. Come se qualche cosa si fosse inceppato in quella sorta di sesto senso, di percezione intuitiva con cui una donna sceglie il suo compagno (in alcuni casi il padre dei suoi figli),e invece di mettersi in salvo per tempo, semplicemente cambiando strada, cade in trappola e si lascia sedurre. Infine ad ampliare la nostra comprensione ci viene in aiuto il simbolismo della mitologia greca che facendo di Marte, dio della guerra, l’amante di Venere, dea dell’amore e del piacere, la dice lunga su come il fascino della “dolce violenza”- che ha fatto sognare ancora in anni recenti, stuoli di affezionate lettrici della serie Harmony – sia profondamente radicato nella psiche femminile. Fino al giorno di quel maledetto risveglio con un coltello piantato nel cuore. Davvero il percorso evolutivo della “Cattiva Ragazza che si fa filosofa”, nato da una conversazione di un paio di anni fa con Maria Giovanna Farina è più che mai di attualità.

Lucilla Bossi  © Riproduzione riservata

“6 canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne”

Posted on 

product_thumbnail

“6 canzoni contro l’omofobia e la violenza sulle donne” è il titolo del libro diCristian Porcino. Che rapporto corre tra violenza sulle donne e omofobia? Apparentemente sembrano temi lontani e non correlati, in realtà se riflettiamo ci accorgiamo del fatto che i due argomenti hanno in comune la violenza. La prevaricazione maschile è violenza sul femminile, l’omofobia è violenza sul diverso (considerato diverso da chi non accetta il confronto con l’altro perché non etero). Un ragionamento importante da affrontare con i giovani e nelle scuole per una cultura dell’accoglimento, l’autore attraverso lo studio di 6 canzoni di artisti come Elton John, Madonna, Lady Gaga, Renato Zero, Mia Martini e i Pooh invita ad una riflessione e prepara un progetto da avviare nelle scuole.

Per acquistarlo: cartaceo

http://www.lulu.com/shop/cristian-porcino/6-canzoni-contro-lomofobia-e-la-violenza-sulle-donne/paperback/product-21287553.html

e-book

http://www.lulu.com/it/it/shop/cristian-porcino/6-canzoni-contro-lomofobia-e-la-violenza-sulle-donne/ebook/product-21287603.html

 

Ascoltiamo noi stessi: il gabbiano Jonathan Livingston

Posted on 

Il gabbiano Jonathan Livingston, Richard Bach, Rizzoli

gabbianoIl gabbiano Jonathan Livingston non è un gabbiano come gli altri. Non si accontenta del suo destino da gabbiano ma, spinto dalla sete di conoscenza, desidera apprendere ciò che ai gabbiani normali è precluso: volare in alta quota, fare numeri acrobatici, migliorare le proprie prestazioni. I genitori lo mettono in guardia, lo avvertono che la vita del gabbiano è finalizzata alla ricerca di cibo vicino ai pescherecci, è inutile farsi illusioni, conviene seguire il proprio destino. Jonathan vorrebbe essere un gabbiano normale, seguire il tra tran quotidiano…ma non ci riesce. Il demone che vive dentro di lui lo spinge a nuove costanti sfide per elevarsi dallo stormo dei suoi fratelli gabbiani. Una storia che è una metafora della condizione umana: desiderosa di elevarsi ma spesso senza riuscirci e incapace di sopportare che qualcuno ce la possa fare. Chi è diverso ha il destino segnato: può farsi amare solo se riesce a diventare un leader. Nella vicenda del gabbiano Jonathan troviamo la filosofia di Socrate. Ognuno di noi ha un demone, una predisposizione ed una capacità, che deve essere ascoltato se si vuole trovare se stessi durante la vita. La voce interiore ci indirizza verso ciò che siamo e ciò che vogliamo realizzare, sta a noi ascoltarla oppure no. Se la nostra vocazione si discosta troppo da chi ci circonda nascono le difficoltà perché troveremo molta resistenza, gli altri tenteranno di ostacolare la nostra creazione perché mette a nudo la loro normalità. È difficile accettare la vittoria altrui se per noi prevalgono sconfitte e mediocrità. Il gabbiano Jonathan è anche una speranza per tutti: solo osando si può vincere.liv

Il fascino del volo, da sempre anelato dall’uomo dai tempi di Icaro, simbolizza la libertà di essere e di esprimersi, costi quel che costi. Un libro di scorrevole lettura e di poche pagine, adatto a chi non ama leggere, consigliabile per tutti. Da far leggere anche ai ragazzini a partire dalla prima media.