FARE LA MAMMA AIUTA ANCHE LA MUSICA

alexia

Alexia: musicista, cantante, autrice ma soprattutto… mamma!

In occasione del nuovo singolo “Io no“, ho incontrato Alexia, reduce dal successo della sua partecipazione allo show di Carlo Conti “I migliori anni“.

Tenendo conto che scrivi testi, musica e arrangiamenti, qual’è il tuo canale privilegiato per esprimenti?

La melodia. Trovo la melodia interessante, la vocalità è l’aspetto a cui tengo molto, poi il testo nasce di conseguenza ma non è in secondo piano: un brano impiega tanto tempo prima di essere considerato finito

Cos’è per Alexia la bellezza?

La bellezza ha moltissime sfumature, da ragazzina pensavo fosse un bel corpo, una bella faccia, poi ho scoperto che la bellezza è una condizione interiore, un’aura di cui ti circondi, un magnetismo.

Il nostro problema di adulti credo sia farlo comprendere alle giovani.

Sono nella stessa condizione, come mamma di due bambine piccole, sono preparata ad affrontare questo problema e poi mi sembrano molto precoci queste nuove generazioni. Devi continuare a parlare, parlare, parlare con loro, soprattutto appena ti rendi conto che sono in grado di ragionare. Alla fine i concetti riemergono, io ricordo mio padre che mi ossessionava. Lui era un uomo intelligente e anche ironico ma, quando c’era qualcosa dei miei comportamenti che non andava, mi martellava con le raccomandazioni: le ho tenute dentro di me e ne ho fatto tesoro al momento opportuno. Ho vissuto lontana ma non mi sono mai messa nei casini!

Magari al momento le raccomandazioni danno fastidio, ma poi… ti rendi conto che sono utili.

Accidenti! Anche la faccenda della bellezza ho cominciato a capirla quando mi son sentita dire “Ma sai che stai bene, sei più carina di prima!”, ho capito che è stato quando ho cominciato a sentirmi bene dentro e ad accettare le mie caratteristiche. A quel punto l’approccio che hai con gli altri è positivo e ti vedono più bella. Quando ero giovane mi vedevo mille difetti.

Beh, ma tu sei una bella ragazza, eppure…

Eh, quando fai questo lavoro… ti costringe a fare paragoni. Magari ti rapporti a star mondiali che sono bellissime prima di essere cantanti.

L’ultimo tuo singolo si intitola “Io no” e parla di un tema scottante: le dipendenze. Per te cosa si potrebbe fare per controllare o cercare di sconfiggere questa piaga sociale?

Sicuramente ciò che si può fare è lavorare sui i giovanissimi. Io sono cattolica, abbastanza credente, anche se ho dei momenti di scetticismo a vedere il mondo come va a rotoli. Con l’arrivo di papa Francesco molte cose stanno cambiando, anche nel cuore dei cattolici stessi c’è la speranza di un cambiamento concreto: è giunto il momento di ritornare ad essere un gruppo. Gli oratori che sono diventati un luogo da temere a causa dei preti pedofili, e qui va capito fino a che punto ci sia questa situazione, ma per questo c’è la giustizia. E allora più che la fede, cosa difficile oggi, bisogna far capire a questi giovani ad avere fiducia di se stessi, bisogna avere un amore verso la vita che la nostra famiglia ci ha dato, o se vuoi Dio, bisogna farlo loro capire fin da piccoli perché molti si sento immortali. Nella canzone ripeto “Io no” per sottolineare il fatto che questi ragazzi pensano di avere la situazione sotto controllo.

Il tuo discorso coglie nel segno, chi ha una dipendenza non si rende conto ed è convinto di avere tutto sotto controllo e di poter smettere quando vuole.

Purtroppo tutto viene alimentato da questa crisi profonda che non è solo economica ma sociale. Questi ragazzi che hanno delle famiglie sfasciate, magari un padre che non ha più lavoro come fa a relazionarsi con i figli con serenità? Dovrebbe farlo, ma è difficile. Come fa un ragazzo ad affrontare la ricerca del lavoro o pensare di studiare in queste condizioni? Però bisogna lo stesso fare uno sforzo, enorme.

Come dici tu facendo gruppo, e credo andando oltre le appartenenze politiche e religiose.

Non possiamo essere più individuo, basta con i monolocali e le mono-dosi. Dobbiamo tornare ad essere gruppo.

L’attività artistica e l’essere madre si amalgamano o le vivi in modo separato? Quale delle due si impone?

La madre. Se ho un appuntamento di lavoro pomeridiano, una diretta televisiva o la registrazione di un video che mi tiene fuori parecchie ore, quando rientro e le bambine fanno i bagnetti, divento la mamma. Naturalmente ho un aiuto, non potrei altrimenti, ma appena rientro faccio immediatamente la mamma. Ci sono anche i sensi di colpa per esser lontana, questo è un tema di confronto con le mie amiche mamme, che non sono per forza cantanti; il lavoro è qualcosa in più rispetto alla famiglia, è qualcosa che abbiamo voluto fortemente, ci siamo emancipate, però quando arriviamo a casa c’è la vera realizzazione.

Quanto ti ha ispirata l’essere madre per scrivere musica?

L’essere mamma mi ha aiutata ad essere più forte, a prendere il mio lavoro con più sobrietà. Amavo questo lavoro così tanto che quando qualcosa non andava per il verso giusto mi si piegavano le ginocchia, mi sentivo affranta. Invece l’essere mamma e la vita di coppia mi ha insegnato a ridimensionare. Oggi prendo il lavoro addirittura con più entusiasmo come se stessi iniziando nuovamente.

Come vedi le donne di oggi, ci si può unire per un comune cammino? Le donne sanno fare gruppo?

Le donne possono fare gruppo, basta un piccolo sforzo, se approfondisci l’amicizia con delle donne ti rendi conto di quanto sei forte. Gli uomini per quanto possano essere potenti, intelligenti, intraprendenti e saggi, hanno dei lati deboli ancor più di noi. A volte sono “divette”, passami il temine, si fanno delle pippe mentali incredibili, le donne insieme sono invece una forza della natura. Nel mio piccolo ho avuto la prova, facendo amicizia con alcune donne per spirito anche di sopravvivenza ci siamo messe insieme tutte quante: non solo abbiamo superato la situazione ma siamo rimaste unite.

© Riproduzione vietata