Il valore di un GRAZIE

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Grazie è un breve racconto scritto da Daniel Pennac per il teatro, parla di un artista alle prese con un discorso di ringraziamento per l’imminente premiazione, sta per essere premiato per “l’intera sua opera”: il testo ci fornisce l’opportunità di riflettere sul significato del grazie anche dal punto di vista filosofico tenendoci lontani dal ringraziamento formale. Non mi soffermo troppo sulla trama, che si può riassumere in una disquisizione a tratti nevrotica su a chi deve essere rivolto il ringraziamento, ma invito a concentrarsi sul grazie e sul suo valore nella nostra vita. Nel libro viene affrontato il ringraziamento tenendo conto quali siano le persone che più lo meritano, noi cerchiamo di risalire al significato originario di questa breve parola. Ringraziare è prima di tutto un atto di umiltà, pronunciando un grazie riconosco il valore dell’altro nella mia vita, del suo esserne parte in causa. Il grazie ci mette in questo modo in una posizione di inferiorità, un tempo il ringraziare si accompagnava all’inchino di fronte al sovrano che per qualche motivo dava un’opportunità, una chance di salvezza o faceva l’onore di qualche privilegio. Chi sa ringraziare con il profondo del cuore è una persona riconoscente e che ha memoria delle cose. “Non scorderò mai il favore che mi hai fatto”, non è questa una frase per ringraziare ora e per sempre chi ci ha fatto un favore? Sulla scia del filosofo Martin Heidegger possiamo affermare che la capacità di ringraziare nasce dal ri-conoscimento di sé: chi sa dire grazie è in grado di andare incontro all’altro con semplicità perché non ha bisogno di imporsi, sa già di essere una persona di valore. Queste sono le premesse per leggere il breve racconto di Pennac, vale a dire con un atteggiamento critico verso il protagonista che, nonostante le sue profonde riflessioni, non ha risolto granché. Possiamo provarci noi.       Ai lettori rimane lo spunto per riflettere ed elaborare l’importanza del ringraziamento e per chi volesse scivolare verso la musica leggera propongo l’ascolto e la lettura di una vecchia canzone di Renato Zero: “Grazie a te” dall’album Tregua, 1980. Troverete nel testo ciò che si può intendere, con parole semplici ma incisive, per vero ringraziamento.

A proposito del tema, ecco l’intervista che feci a Claudio Bisio qualche tempo fa

http://www.laccentodisocrate.it/Bisio11.html

 

5 pensieri su “Il valore di un GRAZIE

  1. E’ basilare imparare a ringraziare, ma credo che sia molto più importante imparare a dire SINCERAMENTE: “mi dispiace”.
    Infatti, persone che procurano dispiaceri, guai e infliggono una serie di cattiverie e tormenti, non sono affatto pentite per quello che hanno fatto, né si mettono nei panni delle persone che hanno fatto soffrire.
    Al contrario, trovano tutta una serie di giustificazioni ai loro comportamenti, e colpevolizzano i malcapitati che hanno martirizzato.
    Si tratta di persone egoiste ed egocentriche, incapaci di rispetto e di reale empatia.
    Se poi dicono “mi dispiace”, non lo fanno sinceramente, ma solo per convenienza. Nel loro intimo rimangono convinte che il loro comportamento sia giustificabile.
    Grazie per l’attenzione.

  2. Mi trovi d’accordo. Vorrei aggiungere solo l’aspetto, diciamo, psicologico di gratificazione personale quando, per esperienza personale, il “grazie” viene ricambiato, o viene richiesto il perché viene detto. Su quest’ultimo aspetto, se non ci coglie impreparati poiché ci aspettiamo una altrettanto risposta scontata come: “grazie a te”; può suscitare un maggior senso di rispetto che noi proviamo verso l’altro e, di conseguenza, verso noi stessi.

  3. … a me sembra così Normale dire Grazie.
    Peccato però che non tutti si ricordino di pronunciare questa semplice parolina.
    Grazie 😉
    Gina

  4. Un grazie spontaneo per una cosa da nulla o che sembra tale. Di solito un sorriso è la risposta.
    Dovremmo soffermarci più spesso sulla necessità degli scambi di cortesia riesumando da com’eravamo, la buona abitudine di rallentare la frettolosità dei rapporti. Ci aspetta un grande lavoro dentro e fuori casa. Un saluto an ma

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