Intervista ad Enrico Vanzina

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L’ironia è un’importante caratteristica della mente in grado di superare ostacoli, barriere, stanchi pregiudizi. L’abbiamo conosciuta nel suo significato profondo, maieutico e terapeutico grazie alla figura filosofica di Socrate, il primo filosofo occidentale ad occuparsi dell’anima umana. Della parte nascosta, l’interiorità, quella zona del nostro essere non visibile ma capace di influenzare noi stessi e gli altri. Parlare di ironia è utile se, come penso da molti anni, lo si fa in modo utile a tutti. Per questa ragione ho intervisto il noto sceneggiatore Enrico Vanzina “maestro” dell’ironia e allievo di Socrate.

Quanto conta l’ironia nella nostra vita? Ho voluto chiederlo ad Enrico Vanzina, uno dei maestri del nostro cinema, e con l’occasione sapere qualcosa in più sul suo approccio alla scrittura.

Enrico Vanzina, infatti, è scrittore, sceneggiatore di celebri film, ma anche di pièce teatrali e di numerosi articoli. Nel 2013 ha debuttato con un giallo Il gigante sfregiato (ed. Newton Compton): il suo primo romanzo.

Cosa ti ha spinto a scrivere un giallo: il desiderio di sperimentare non finisce mai?

Ho scritto qualcosa come tremila articoli su varie riviste, dal Corriere della Sera al Messaggero e cinque libri, ma non avevo mai scritto un romanzo: praticamente ci ho messo quarant’anni. L’anno scorso mi sono svegliato una mattina con la trama in testa e stranamente questa trama era di un genere che io adoro, sullo stile del noir americano di Chambers: avevo la trama davanti agli occhi e l’ho scritto.

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Un pensiero su “Intervista ad Enrico Vanzina

  1. Io credo che l’ironia sia indice di raffinata intelligenza, ma ancora di più sia manifesto di libertà da parte di un individuo, nel senso che una persona ironica si concede quella rara e quindi preziosa libertà di sdrammatizzare la vita senza mai sminuirla. L’ironia in alcuni casi diventa un lusso, un modo quasi indolore di districarsi fra i meandri della vita. Ci si aggrappa talvolta all’ironia per non morire di pessimismo, come sosteneva Kierkegaard è l’occhio sicuro che sa cogliere lo storto, l’assurdo, il vano dell’esistenza.Sembra quasi un paradosso che molto spesso gli uomini più ironici siano proprio quelli che hanno condotto o conducono una vita drammatica, in molti casi i più ironici sono anche tormentati, estremamente esistenzialisti – è come se l’ironia fosse l’antidoto a quella parte di se più grave, più pessimista.

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