L’utero in affitto è una pratica eticamente scorretta

Maternità surrogata: una pratica eticamente scorretta

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Il buonismo, che da sempre abbonda sulle bocche di certi politici, e il caso Niki Vendola hanno acceso il dibattito, ma urlare non serve a nulla perché si crea solo caos e incomprensione. Cerchiamo di riportare il discorso ai toni adeguati di una conversazione dialogante e smettiamola di “giocare” a chi urla di più il proprio pensiero a volte, tra l’altro, non supportato da competenze adeguate. L’utero in affitto è una pratica eticamente scorretta e ciò credo sia valido al di là del credo politico e religioso di ognuno di noi. Affittiamo la donna come contenitore usa e getta e priviamo il neonato del contatto con la mamma quando ne ha più bisogno. Questo uso del corpo della donna non si può paragonare alla prostituzione perché se pur basata sullo sfruttamento non coinvolge un essere innocente. Anni e anni di pedagogia e psicologia ci insegnano l’importanza della figura materna che a volte, è vero, può essere una persona negativa, pensiamo a Melania Klein e alla sua teoria della mamma buona e cattiva: la mamma non è sempre disponibile e il neonato si crea un senso di realtà comprendendo che c’è il buono e il cattivo, questo è ciò che serve alla crescita. Ma deprivare a priori un essere vivente della mamma è un gesto che non possiamo permettere. Per queste parole potrei da taluni essere tacciata di omofobia, ma non tiriamola in ballo a sproposito perché omofobia significa letteralmente paura persistente e patologica per tutto ciò che è omo: oggi se solo si apre bocca senza elogiare la causa omosessuale si viene etichettati a vita come omofobici. Non lo accetto come non accetto di dovermi difendere dalle etichette stesse.

Maria Giovanna Farina – filosofa, consulente filosofico e scrittrice

esperta di relazioni umane e autrice della tesi di laurea “Il ruolo della madre nell’omosessualità maschile”

Un pensiero su “L’utero in affitto è una pratica eticamente scorretta

  1. Il problema più complesso che si impone nella nostra epoca, lo individuerei nel tentativo dell’uomo di sostituire la propria minuscola esperienza maturata nel corso di pochi decenni di tecnologia, all’enorme esperienza protrattasi per milioni di anni dalla natura e che ci consente di essere qui. Non occorre grande lungimiranza per immaginare dove si potrà arrivare di qui a pochi anni, qualora ci lasciassimo trasportare dalle potenzialità che la tecnologia ci offre … in tema di procreazione …. e non solo….. Non è solo un discorso etico, ma esso è legato alla speranza che il nostro destino possa detenere ulteriori possibilità di vera crescita intellettuale …

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