Meglio essere amati da pochi o simpatici a tutti?

Non lasciamo che la sindrome del clown si impadronisca di noi.

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Nella vita si devono compiere scelte, da quelle più semplici come svoltare a destra o a sinistra per raggiungere in modo più veloce e sicuro la nostra prossima destinazione, per giungere alle tappe più complesse nel campo del lavoro, in quello scolastico, etc. Esistono anche scelte fondamentali capaci di farci essere appagati e felici o frustrati e delusi, queste sono le scelte legate ai sentimenti, a come gli altri ci trasmettono amore e dedizione e non solo per ciò che riguarda la vita di coppia. È bello essere simpatici, trovare riscontro alle nostre battute, avere seguito e sentirsi permeati da un’aurea di successo come intrattenitori dei nostri amici, da quelli reali fino ai virtuali incontrati sui social. Spesso però la condizione di simpatici ad oltranza ci inserisce a forza nella gabbia dello zoo: diventiamo animali da mostra, buffoni da avanspettacolo, intrattenitori ad oltranza. Questo tipo di successo ci allontana da rapporti intensi con gli altri e dal profondo della nostra anima iniziamo a percepire il vuoto affettivo. Siamo simpatici a tutti, ma chi ci ama davvero? La sindrome del clown si impadronisce di noi, mentre l’essere amati urla il suo desiderio di realizzazione. Eccoci difronte alla scelta e la domanda si impone: meglio essere amati da pochi o simpatici a tutti? Se essere simpatici a tutti è una grande opportunità per la buona considerazione di sé, l’essere amati è una valida medicina per l’anima e per vivere le relazioni in modo gratificante. Può apparirvi, tutto sommato, più o meno la stessa cosa: in fondo essere simpatici ci dà una bella carica ed essere amati fa provare un grande coraggio nell’affrontare la quotidianità. Allora perché scegliere l’una o l’altra strada se entrambe sono buone? Essere simpatici necessita del consenso continuo di un pubblico, di qualcuno che si diverte delle nostre battute e implica il saper essere sempre al centro dell’attenzione. È molto faticoso essere simpatici e far divertire gli altri, richiede continui sforzi da parte nostra che come gli attori comici dobbiamo inventare battute e situazioni esilaranti perché gli altri si aspettano da noi la simpatia. L’essere amati richiede a volte reciprocità, ma non sempre se facciamo volontariato o siamo genitori o ancora se possediamo un animale da compagnia: amare conduce ad una gratificazione interiore permanente. Chi è amato si sente appagato, impara ad essere sicuro di sé e non ha necessariamente bisogno di un pubblico che lo attenda ogni giorno chiedendo di dimostrare la propria validità. Chi invece fonda la propria gratificazione sulla simpatia quando torna a casa avverte la solitudine di un “pubblico” ormai assente. Chi è amato è in compagnia anche quando è solo perché l’amore crea un grande senso di appartenenza al mondo esterno. Chi è amato non è mai solo, l’amore sa essere un buon compagno: non ci impedisce di essere simpatici, ma non ci obbliga ad esserlo.

Maria Giovanna Farina