Ogni giorno vale una vita: parla Lucilla Bossi l’autrice del libro

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ogni-giorno-vale-una-vita_copertina_2D_in_caroselloLucilla Bossi, autrice del libro Ogni giorno vale una vita ed. Mondadori, è Presidente della Confederazione Parkinson Italia. Laureata in Filosofia ha pubblicato questo libro autobiografico dove la malattia viene narrata nel vivere quotidiano, ma non è un libro sul Parkinson, bensì uno scritto dove emerge una vita piena di tutto: il suo lungo percorso, da ballerina della Scala a quello di avventurosa ragazza fino al matrimonio e la maternità, e poi la scoperta a soli 36 anni di essere malata. Un libro da leggere per la bellezza della sua scrittura, per la forza interiore che traspare dalla penna dell’autrice, per confrontarsi con una vita ora difficile ma VIVA: nonostante. Lucilla Bossi è un esempio di forza, determinazione e coraggio: un utile confronto per ognuno di noi.

Maria Giovanna Farina

Ecco il suo suggerimento alle donne scritto per Sorriso di donna

Se osservo la metà femminile dell’umanità – quella di cui ho una conoscenza diretta ovvero le donne che risiedono nel mondo occidentale – vengo colta da sentimenti contrastanti di ammirazione e di rabbia. L’ammirazione è dovuta alle donne che incontro ovunque quotidianamente: serie, intelligenti, responsabili, intente ad espletare con cura le mansioni di loro competenza. Poi leggo dell’ennesima donna massacrata dall’ennesimo maschio violento e mi ritrovo una furia. Infatti mi è difficile non pensare che almeno una parte di quegli efferati delitti avrebbe potuto essere evitata. E tanto per incominciare non dovremmo dimenticare che “femminicidio” è solo un’etichetta utile a generalizzare ma che quelle di cui la cronaca ci porta a conoscenza sono sempre storie di una certa donna e di un certo uomo uniti da un certo legame che è loro e loro soltanto. Ed è, a mio avviso,  soltanto indagando ed analizzando la natura di questi legami che – forse –  potrebbe esser possibile intuire qualcosa di queste incontenibili esplosioni di violenza assassina. C’è un momento, quando un uomo e una donna si sono appena incontrati in cui tutto si ferma, tutto è come sospeso: tutto è ancora possibile, nulla è ancora deciso. Io credo che se l’uomo che ha davanti è il suo futuro possibile carnefice, il momento, l’unico momento in cui una donna può salvarsi sia questo: qualche cosa affiora alla coscienza, è solo un attimo ma è sufficiente a riconoscere il pericolo e a mettersi in salvo. Attenzione, però, prima dell’erompere della passione, prima che la relazione sessuale si instauri. Dopo tutto sarà molto più difficile e, il più delle volte, irrecuperabile. E la cosa forse più grave, la spia chea livello della coscienza collettiva femminilequalche cosa ancora proprio non va è, a mio avviso, in “Zapatos rojos” la mostra itinerante di 113 scarpe rosse che, se da un lato ha avuto il merito di focalizzare l’attenzione sul problema lascia le donne con l’impressione che qualche cosa di importane e decisivo sia stato fatto. Invece non solo non è stato fatto niente ma l’illusione di avere fatto un gesto clamoroso foriero di chissà quali sviluppi confonde le donne e le trattiene  dal fare l’unica cosa che potrebbe rappresentare un cambiamento reale: riconoscere dentro di sé la propria sotterranea fragilità ovvero i modi della loro imprudenza, perché io faccio fatica a credere  che, almeno inalcunicasi, quelle donne non abbiano avuto un qualche ruolo nella loro tragica fine. Un uomo non  si trasforma in un assassino per “amore”, è già assassino PRIMA, MOLTO PRIMA, è già un assassino quando quella povera ragazza innamorata dell’amore gli si concede sventatamente…  Fermati! Che tu sia FIGLIA, SORELLA, AMICA… FERMATI, non andare un solo passo più in là. NON FARLO, perché DOPO sarà troppo tardi. È perché può bastare  un solo incontro a creare tra un uomo e una donna la menzogna romantica dell’amour passionche tutto giustifica mentre il brividino della trasgressione camuffa il tutto da “incontro del destino”. Come se qualche cosa si fosse inceppato in quella sorta di sesto senso, di percezione intuitiva con cui una donna sceglie il suo compagno (in alcuni casi il padre dei suoi figli),e invece di mettersi in salvo per tempo, semplicemente cambiando strada, cade in trappola e si lascia sedurre. Infine ad ampliare la nostra comprensione ci viene in aiuto il simbolismo della mitologia greca che facendo di Marte, dio della guerra, l’amante di Venere, dea dell’amore e del piacere, la dice lunga su come il fascino della “dolce violenza”- che ha fatto sognare ancora in anni recenti, stuoli di affezionate lettrici della serie Harmony – sia profondamente radicato nella psiche femminile. Fino al giorno di quel maledetto risveglio con un coltello piantato nel cuore. Davvero il percorso evolutivo della “Cattiva Ragazza che si fa filosofa”, nato da una conversazione di un paio di anni fa con Maria Giovanna Farina è più che mai di attualità.

Lucilla Bossi  © Riproduzione riservata