Quando l’allievo supera il maestro

Filosofia, come aiuto ad applicarla alla vita quotidiana

Il rapporto allievo-maestro non è solamente riferito ad un ambito strettamente scolastico, ma a tutti quei casi in cui c’è, e c’è stato, un rapporto in cui qualcuno guida e un altro segue. Molte persone hanno avuto chi si è occupato della loro formazione, qualcuno che li ha aiutati a raggiungere la meta professionale, artistica o culturale: la famosa ballerina ha incontrato una maestra che ha saputo cogliere e valorizzare doti e capacità permettendo il loro sviluppo e il cammino verso il successo. Lo stesso accade in ambito scientifico e culturale, ma ciò avviene anche nelle attività lavorative più comuni nei suoi campi più svariati. Ad esempio in ambito bancario o nel settore commerciale, può accadere che l’allievo prenda il volo, diventi più abile del maestro e perciò raggiunga in poco tempo il successo, mentre il maestro sia giunto ad un certo traguardo magari dopo anni di gavetta. La stessa sorte è capitata a Cartesio quando il suo amico e maestro Isac Beeckman cercò di screditarlo raccontando che il best sellers dell’epoca “Discorso sul metodo” era ispirato a suoi principi e non nato dalla mente dell’allievo. Cartesio amareggiato ruppe l’amicizia. Questa è la prima soluzione per risolvere la questione, rompere senza sentirsi in colpa perché un simile maestro è un traditore.

Per il maestro che si sente superato c’è invece una strada diversa. La soluzione sta nel rivedere la situazione sotto un profilo nuovo. Riuscire cioè a godere della propria bravura attraverso il successo di un altro, quello che noi abbiamo aiutato, un nostro figlio spirituale che è la prova vivente delle nostre capacità educative. Tutto ciò è possibile se riesce a venir meno l’invidia.

Maria Giovanna Farina © Riproduzione vietata