Scuola di salvataggio

bulli

img tratta dal web

La ragazzina dodicenne che oggi 18 gennaio si è gettata dal balcone a Pordenone, per fortuna senza gravissime conseguenze, è l’ennesima testimonianza della fragilità dei nostri ragazzi. Ha lasciato due lettere una ai genitori e una ai compagni dicendo “Adesso sarete contenti?” Le frustrazioni, le persecuzioni, il cosiddetto bullismo, sono fenomeni sempre esistiti, oggi forse sono più sentiti. Ma ci mostrano come troppi giovani e giovanissimi non siano più in grado di difendersi. Perché? Non credo sia solo la deriva violenta della società, ma che dipenda molto dalla mancanza di autosufficienza: si impara troppo poco a cavarsela, si vive in un ambiente troppo protettivo anche se spesso povero di relazioni vere. Così non si fa “scuola di salvataggio”. Un tempo il cortile e il marciapiede erano luoghi dove si imparava l’arte di vivere, dove incontravi lo stronzetto/a di turno che ti metteva in crisi: deridendoti, facendoti lo sgambetto fino a esasperarti. Ma poi dovevi reagire in qualche modo e tutto questa palestra di vita non ti lasciava il tempo di pensare a suicidarti. Il suggerimento è: lasciamo che i bambini imparino fin da piccoli a mettere in fuga l’aggressore. Come? Buttiamolo nella mischia controllandolo a distanza, poi dialoghiamo con lui spegnendo per qualche ora tutti i media. Poi eventualmente ci si può far aiutare da un esperto.

Maria Giovanna Farina   © Riproduzione riservata